Settimana Sociale, l’impegno della Caritas per “attivare processi che generino inclusività”

Proseguono i lavori della 48esima Settimana sociale dei cattolici italiani Il lavoro che vogliamo libero, creativo, partecipativo e solidale”, a Cagliari. Tra i partecipanti anche il direttore di Caritas Italiana don Francesco Soddu.

Qual è l’impegno della Caritas per un lavoro dignitoso?

«Il tema scelto, il lavoro dignitoso, investe il mandato della Caritas, quello della promozione umana a tutto tondo: abbiamo lavorato su questo aspetto, in preparazione alla Settimana sociale, con la realizzazione di alcuni dossier incentrati sul legame tra lavoro e povertà. Abbiamo evidenziato le potenzialità e l’impegno già in atto nella formazione e nell’informazione su tutte le problematiche legate a un lavoro, il quale non si può definire tale se non dà dignità. Non sempre il reddito alla persona e alla famiglia produce dignità; in tal caso può perfino essere dannoso. Per evitare questo rischio, è necessario usare grande attenzione e vigilanza all’interno del tessuto ecclesiale e sociale».

A che punto siamo nell’attivazione di politiche sulle povertà, che siano realmente inclusive?

«C’è la soddisfazione per aver iniziato, attraverso la sperimentazione del SIA (Sostegno all’inclusione attiva) e con la prossima attivazione del REI (Reddito d’inclusione), un percorso che è in linea con l’invito di Papa Francesco a “iniziare processi” piuttosto che occupare spazi. Non esistono soluzioni preconcette o prefabbricate, ma percorsi che devono attuare ciò che viene stabilito nelle linee programmatiche e animare un processo sociale che restituisca dignità. Nella comunità ognuno è chiamato a dare il proprio contributo in una società che generi inclusività, partecipazione e costruzione del bene comune: questo è l’ambito in cui si colloca il lavoro portato avanti finora».

Quale deve essere il ruolo della Caritas in questo senso?

«Essa deve saper coinvolgere tutta la Chiesa, favorendo la sinergia con le istituzioni, intesa come partecipazione di servizio alla vera politica, per cercare di ricostruire un tessuto sociale che, purtroppo, rischia sempre di essere disgregato».

Quali sono oggi le sfide più urgenti?

«Credo che la sfida maggiore sia quella della comprensione dei termini sui quali ci dobbiamo soffermare, cogliendo il messaggio di Papa Francesco, per la Giornata mondiale dei poveri, a “non amare a parole ma con i fatti”: in primo luogo, comprendere che i poveri non sono un problema ma una ricchezza. Ciò comporta scelte concrete, dalla correzione dei propri stili di vita, che hanno delle responsabilità connesse con la sostenibilità dell’ambiente e del creato, all’accoglienza di chi arriva da altri paesi. La scelta della Sardegna come sede della Settimana sociale è significativa, perché l’Isola catalizza proprio varie problematiche che sono al centro delle riflessioni portate avanti, come, per esempio, quelle legate alla produzione di armi».

Maria Chiara Cugusi

 

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