Riunite a Tramatza le Caritas diocesane per l’incontro con Caritas Italiana

Un importante momento di formazione, quella pratica che scaturisce dallo scambio con esperienze dirette, si è sviluppato nel corso dell’annuale meeting di Caritas Italiana con la Delegazione Regionale della Sardegna, che ha avuto luogo il 29 gennaio nel Centro Congressi di Tramatza e a cui le Équipes delle Caritas diocesane hanno dato un opportuno contributo. L’appuntamento, collocato tra le celebrazioni per l’Anno della Misericordia e il 38° Convegno Nazionale delle Caritas diocesane (18-21 aprile), ha fatto perno sulla centrale funzione pedagogica della Caritas e l’animazione pastorale alla luce delle opere-segno, avendo tra gli illustri relatori Direttore e Vice di Caritas Italiana, don Francesco Soddu e Francesco Marsico.

tramatza ok okPrevie le necessarie introduzioni ai lavori del delegato regionale Caritas Sardegna don Marco Lai, e la presentazione delle diverse aree di servizio della Delegazione, a cura dei rispettivi referenti – Raffaele Callia per il Servizio Promozione Caritas, don Gaetano Galia per la Promozione Umana, e don Angelo Pittau per la Mondialità – il confronto si è immediatamente attivato a partire dal Ministero di Papa Francesco (e dei suoi appelli continui all’accoglienza e contro le povertà) e dagli esiti del Convegno di Firenze, per giungere ad una più profonda riflessione sul mandato Caritas.

“Attivare processi piuttosto che occupare spazi” è stato il monito del Direttore nazionale rispetto all’ Evangelii Gaudium, mutuando un’efficacissima formula che identificasse l’urgenza di non limitarsi a gestire dei luoghi, ma generare, attraverso le opere-segno, buona coscienza, responsabilità, e ulteriori segni sul territorio, grazie alla “pedagogia dei fatti” così cara a Paolo VI, per cui la Chiesa “oggi ha bisogno non tanto di maestri, quanto piuttosto di testimoni”.

Con queste premesse si è sviluppata la parte più attiva del dibattito, con l’analisi delle opere-segno (in particolare le più recenti) per ciascuna delle Caritas diocesane convenute. Così è stato anche per la Caritas diocesana di Ozieri: dopo la presentazione dell’Equipe da parte del direttore don Mario Curzu, Antonio Arca e Giovanna Pani sono intervenuti a delineare un sommario bilancio dello stato dell’arte, ma soprattutto le linee programmatiche già in corso per il futuro più o meno prossimo. “L’avvento del nuovo Vescovo Corrado Melis ha impresso una notevole accelerazione alla voglia di rimettersi in gioco in modo più decisivo – ha esordito Arca – e a reperire nuove risorse umane”. Quella ozierese è una Caritas che si sta muovendo tra la riconferma di alcuni impegni fondamentali e la rilettura dei contesti in modo nuovo, particolarmente per ciò che concerne la rilevazione dei dati: l’individuazione delle cosiddette “antenne del disagio” tra medici, insegnanti, assistenti sociali consentirà di avere un quadro più dettagliato delle emergenze territoriali, di creare una rete sempre più fitta attorno al povero, di farsi conoscere nella sostanza anche dall’esterno.

Seppur di diversa natura, si sono alternati con una passione sempre uguale i contributi di tutti i referenti regionali, fornendo una mappa completa dello status quo isolano: vagliare la diversità degli interventi è stato un po’ come misurare le emergenze, le problematicità, ma anche l’impegno e le strategie messe in campo dai diversi territori sardi, come infinite declinazioni nel rispondere ad una chiamata che è per tutti la stessa. Per questo, da Sassari a Cagliari, da Iglesias a Lanusei, da Ales a Nuoro, da Tempio ad Oristano, le opere – e tutte le gratificazioni che esse comprendono – non sono altro che segni, testimonianze tangibili per cui chiunque si senta chiamato in causa per fare altrettanto.

A cura di  Viviana Tilocca, servizio comunicazione Caritas Ozieri

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