Per dar voce a chi non ha voce

“PER DAR VOCE A CHI NON HA VOCE”: UN PROGETTO DI SERVIZIO CIVILE PER ASCOLTARE E OSSERVARE IL DISAGIO ADULTO IN SARDEGNA

 

Il 1° dicembre scorso ha preso avvio il progetto regionale denominato “Per dar voce a chi non ha voce”, che vede coinvolte dodici volontarie in servizio civile nazionale operanti presso le Caritas diocesane di Ales-Terralba, Alghero-Bosa, Cagliari, Iglesias, Ozieri e Tempio-Ampurias. Il progetto, che è attivo nell’area di intervento concernente il disagio adulto, s’inserisce nell’azione delle Caritas diocesane operanti nella Sardegna meridionale, in particolare nell’area amministrativa corrispondente grosso modo alla provincia di Cagliari e in una parte geograficamente rilevante della Sardegna settentrionale, con riferimento prevalente alla provincia amministrativa di Sassari.

Coerentemente al proprio statuto, le Caritas diocesane della Sardegna sono impegnate da diversi anni nell’incontro diretto con i poveri e le povertà del territorio mediante l’ascolto e la presa in carico dei casi e nell’osservazione ad ampio raggio delle forme emergenti di emarginazione adulta maschile e femminile, di cittadini italiani e stranieri, sia dal punto di vista quantitativo sia da quello della conoscenza e classificazione dei diversi bisogni; inoltre, l’impegno è rivolto anche all’analisi delle risorse che concorrono a rispondere operativamente ad essi. In tale opera di ascolto e raccolta dati s’interagisce con le realtà presenti nel territorio: in ambito ecclesiale, con le parrocchie e i Centri di ascolto presenti; in ambito civile, con le forze operanti a livello istituzionale e con le strutture di volontariato. I Centri di ascolto, in particolare, costituiscono delle realtà in grado di offrire un servizio quotidiano di ascolto, orientamento, presa in carico e prima risposta rispetto ai bisogni più urgenti. Si tratta di luoghi diventati via via dei veri e propri osservatori, a livello locale, dell’esclusione sociale.

Il progetto “Per dar voce a chi non ha voce” opera, pertanto, in tale contesto complessivo ed è finalizzato a potenziare la rete regionale dei Centri di ascolto e il collegamento fra gli Osservatori delle povertà e risorse. Data la loro natura (in quanto strumenti di ascolto, accoglienza ed accompagnamento degli adulti in grave stato di disagio) i Centri d’ascolto delle Caritas diocesane sono in grado di rilevare bisogni reali derivanti da situazioni di marginalizzazione sociale, nonché di distinguere gli stessi dalle “ordinarie” richieste di aiuto. Ciò permette di acquisire una metodologia e una prassi condivise a livello regionale, in grado di raccogliere (attraverso indicatori comuni e l’uso di un programma informatico per la raccolta e l’elaborazione dei dati) le informazioni più importanti per comprendere ed affrontare in modo adeguato i diversi aspetti del disagio adulto.

Trattandosi anzitutto di un progetto di servizio civile, l’aspetto prevalente della proposta insiste sugli elementi di tipo pedagogico, ben esplicitati negli obiettivi di carattere generale rivolti ai giovani volontari in servizio: educare ai valori della solidarietà, gratuità e della giustizia sociale, attraverso un concreto impegno di cittadinanza attiva e responsabile; far crescere nei volontari una coscienza critica, attraverso un approfondimento della cultura della pace, della mondialità, dell’obiezione di coscienza e della nonviolenza (ponendo al centro della formazione dei volontari lo sviluppo di una coscienza civica matura, partecipe appieno e non episodicamente della vita delle persone e della società); favorire una conoscenza approfondita del territorio delle sei diocesi, che vada al di là delle semplici impressioni, con una presa di coscienza delle povertà emergenti, delle diverse forme di esclusione e più in generale del fenomeno del disagio adulto.

Si tratterà, in particolare, di condurre i giovani dall’ascolto dei singoli casi alla percezione dei meccanismi sociali e delle cause che producono il disagio, offrendo loro un’esperienza di condivisione con i poveri e con gli altri partecipanti al progetto attraverso l’incontro diretto, riconoscendo e promuovendo i diritti umani e sociali, per accompagnare le persone vittime di povertà ed esclusione sociale in percorsi di liberazione.

In questa prospettiva il progetto “Per dar voce a chi non ha voce” vorrebbe tradurre pienamente uno dei compiti statutari della Caritas, trattandosi di una proposta che pone al centro la tutela dei diritti della fasce più deboli per mezzo di un servizio fatto di ascolto e osservazione delle povertà e di animazione del territorio su tali problematiche, coinvolgendo in ciò altri soggetti ecclesiali e non. In questo servizio di ascolto, osservazione e animazione, le Caritas diocesane coinvolte nel progetto si avvalgono di équipe composte, in alcuni casi, da operatori professionisti (assistenti sociali, educatori, persone competenti in materia legale, ecc.) e un buon numero di volontari esperti, appositamente formati.

 

Raffaele Callia

03 gennaio 2005

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