Le Caritas parrocchiali della Sardegna riunite ieri a Mogoro per il Convegno “Una testimonianza d’amore che evangelizza”

Circa 180 operatori delle Caritas parrocchiali della Sardegna riuniti nell’anfiteatro comunale di Mogoro, lo scorso sabato, in occasione del X convegno regionale delle Caritas parrocchiali.

Ad aprire i lavori, il saluto di mons. Roberto Carboni, arcivescovo di Oristano e amministratore apostolico di Ales-Terralba che, richiamando l’ultimo discorso di Papa Francesco alla Caritas Internationalis, ha ricordato che chi si occupa di carità, si occupa delle “persone”, prima che di “programmi”. Concetto ribadito da mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo delegato della Conferenza episcopale sarda per il servizio della carità nella sua meditazione: «Non possiamo ridurre la carità a mera risposta alle necessità dei fratelli, ma dobbiamo ricordarci che le stesse opere di carità hanno in sé un valore evangelizzante». Ancora, «ogni attività pastorale è al servizio della Chiesa intera e deve essere svolta in sinergia con gli altri ambiti pastorali, a iniziare dalla liturgia e dalla catechesi». Concetti richiamati anche dal delegato regionale Caritas Raffaele Callia: «Il nostro obiettivo è porre al centro il servizio della carità, senza disgiungerlo dalla buona notizia. Il “fare” affannoso racchiude il rischio di vivere nel mero efficientismo, facendoci dimenticare il compito di essere testimoni autentici e credibili del Vangelo, a iniziare dalle nostre comunità e parrocchie».

Il compito della Caritas è quello di promuovere la testimonianza della carità, come sottolineato da don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana. «Promuovere – ha detto – significa fare in modo che tutte le realtà ecclesiali siano pienamente consapevoli di quanto affidato da Gesù Cristo, in modo che abbiano una capacità effettiva di rispecchiarsi nel Vangelo autentico». Oltre all’aspetto della promozione, anche quello della testimonianza «che ha un significato talmente ampio da rendere necessario restringerlo alla fattibilità quotidiana dell’amore». Una testimonianza che «deve essere gioiosa, perché riguarda il Vangelo della gioia: l’operatore Caritas deve, allora, innanzitutto rispecchiare se stesso nel Vangelo, essere reinvestito da questa gioia e saperla trasmettere agli altri».

Nella seconda parte dell’incontro, il racconto di alcune buone prassi realizzate nelle Diocesi. Tra queste, il progetto Animazione, mobilità umana e multiculturalismo in parrocchia, promosso nella parrocchia Beata Vergine Assunta di Domusnovas dalla Caritas di Iglesias e raccontato da Laura Etzi e Sara Concas, operatrici della stessa Caritas. Destinatari, una quarantina di bambini del catechismo che hanno riflettuto sui temi del viaggio, delle migrazioni forzate, dell’accoglienza, del valore della diversità. Altra testimonianza quella della Caritas parrocchiale Madre Teresa di Serramanna, nella Diocesi di Cagliari, costituita nell’ottobre del 2016 per volontà del parroco di San Leonardo, don Giuseppe Pes e del consiglio pastorale, come ha spiegato la referente Stefania Spiga. Le opere-segno principali sono il centro d’ascolto e la “Caritas alimenti”, servizio di distribuzione di viveri per i bisognosi. Inoltre, si organizzano diverse iniziative solidali: la “giornata pro-Caritas” ogni prima domenica del mese; il pranzo solidale in occasione della Giornata mondiale dei poveri; la tombolata e la bancarella solidale il cui ricavato è destinato per acquistare buoni-spesa per i poveri. Inoltre, nel settembre 2018, grazie a un operatore della Caritas parrocchiale, è stata creata la cooperativa solidale “Incontro” – sostenuta dal Prestito della speranza della Caritas di Cagliari – che ha permesso l’inserimento lavorativo di due persone bisognose. Infine, la testimonianza di don Maurizio Spanu, parroco di San Gabriele Arcangelo di Tonara, nella Diocesi di Oristano, che ha organizzato diverse iniziative, come l’incontro tra alcuni missionari e i bambini del catechismo, e la visita di questi ultimi alle opere –segno della Caritas e di altre realtà diocesane, tra cui un Centro diurno per disabili e una casa famiglia gestita da religiose.

Maria Chiara Cugusi

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