Troppo spesso il disagio mentale viene raccontato con le lenti deformanti dello stigma o la fretta del sensazionalismo, dimenticando che le parole hanno il potere di ferire come pietre o di restituire dignità. Le persone che attraversano la sofferenza psichica si scontrano ogni giorno con il muro del pregiudizio e delle narrazioni sbagliate.
È partendo da questo profondo senso di responsabilità che lo scorso 23 giugno, a Cagliari, la Sala Benedetto XVI della Curia Arcivescovile ha ospitato giornalisti, comunicatori e operatori Caritas per l’incontro formativo “Comunicare il disagio mentale”, promosso da Caritas Sardegna in collaborazione con l’Ordine dei giornalisti della Sardegna. Un momento di formazione necessario per tutti per rimettere al centro la fragilità umana, uniti dal comune obiettivo di approfondire un tema complesso che richiede competenza, sensibilità e consapevolezza.
I lavori, coordinati dal delegato regionale di Caritas Sardegna don Marco Statzu, hanno subito messo al centro il valore dell’accoglienza e della dignità. Nel suo intervento, don Marco Lai (direttore della Caritas di Cagliari) ha sottolineato quanto sia fondamentale conoscere a fondo le realtà prima di comunicarle, diventando “rilevanti” per far sì che nessuno rimanga indietro: “Dobbiamo aprire le porte, il cuore e la testa, pensando a spazi da condividere dove ognuno possa essere considerato semplicemente per quello che è”. Sulla stessa linea l’intervento di Roberto Comparetti (delegato regionale Fisc), che ha rimarcato l’importanza assoluta di una buona informazione che metta sempre al primo posto l’attenzione e il rispetto per le persone. Ai doveri deontologici della professione si sono riallacciati anche i contributi di Maria Luisa Secchi (presidente Ucsi Sardegna) e Giuseppe Meloni (presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Sardegna). Si è posto poi l’accento sul giornalismo che interroga e cerca soluzioni: particolarmente denso l’apporto di Stefano Arduini, direttore della rivista nazionale Vita. Nel raccontare diverse storie, Arduini ha spinto la platea a interrogarsi sul senso profondo del comunicare: “Un giornalismo serio non si limita a dire, ma deve indagare le ragioni che creano gli stereotipi e le ingiustizie. Una storia commovente, da sola, non cambia le cose”.
Per il direttore di Vita è necessario mettere in circolazione esperienze e inchieste che cerchino soluzioni concrete, dando voce a chi vive queste situazioni da vicino e valorizzando l’esperienza dei volontari, cruciale per capire che le fragilità si gestiscono insieme. Le storie contano, serve il cuore, ma occorre anche chiamare in causa la politica con proposte di advocacy per cambiare le reali condizioni di vita delle persone, attraverso narrazioni di comunità e parole giuste dette per le ragioni giuste.
La necessità di una conoscenza del tema della fragilità mentale, al quale dare la giusta attenzione, è stata ribadita da Raffaele Callia, responsabile del Servizio Studi e Ricerche Caritas Sardegna che ha curato i rapporti annuali della Caritas dedicati a questo tema, dal titolo Fragili Equilibri. Callia ha evidenziato come la condizione di povertà (caratterizzata da difficoltà economiche, insicurezza abitativa, disoccupazione, lavoro povero o sfruttamento lavorativo, deprivazione sociale e sanitaria) aumenti il rischio di fragilità mentali e, dall’altro, come la sofferenza mentale comprometta la capacità di lavorare e riduca le opportunità economiche, facendo aumentare i costi sanitari, peggiorando la situazione finanziaria e generando un circolo vizioso negativo. La relazione tra povertà e salute mentale appare come bidirezionale, mettendo in luce molteplici disuguaglianze sociali. Nonostante la salute (compresa quella mentale) sia un diritto fondamentale, cresce il numero delle persone che rinunciano alle cure. L’esperienza quotidiana per i poveri e con i poveri, anche di fronte alle questioni complesse e delicate dei problemi di salute mentale, inducono la Caritas a chiedere di prestare particolare attenzione alle diverse fragilità dell’attuale sistema sanitario, sociale e socio-sanitario. Il focus su povertà e salute mentale in Sardegna, contenuto in questo Rapporto, sottolinea come sul tema ci sia ancora parecchia strada da fare.
Infine, lo psichiatra Alessandro Coni (direttore del CSM Cagliari 1) ha condiviso le straordinarie esperienze sul campo condotte con i ragazzi del centro, come le “Agorà” e i momenti di condivisione: “Attraverso questi percorsi i ragazzi non ritrovano semplicemente la salute, ma la libertà, la voglia di andare oltre, di correre e di assaporare la vita tra dolori, sofferenze e ferite”. Stare concretamente con le persone che vivono il disagio arricchisce la comunità e restituisce la parola a chi, troppo spesso, non viene ascoltato.







