Il mio ricordo di Jorge Mario Bergoglio prima che diventasse Papa Francesco

Delegazione Caritas Bergoglio

 (Buenos Aires, la delegazione Caritas Migrantes con l’arcivescovo Bergoglio)

Era il 3 maggio 2008 e si era appena conclusa un’intensa settimana di studi migratori al CEMLA, il Centro de Estudios Migratorios Latinoamericanos di Buenos Aires; convegno al quale partecipai assieme a una delegazione composta da diversi studiosi, fra cui alcuni redattori del “Dossier Statistico Immigrazione” e del “Rapporto Italiani nel Mondo” (due pubblicazioni promosse dalla Chiesa italiana, attraverso la Caritas e la Fondazione Migrantes). Oltre ad essere stata particolarmente intensa, la settimana si era rivelata assai suggestiva anche per le diverse occasioni d’incontro con le comunità italo-argentine (al Consolato italiano e ai Circoli degli emigrati), in una città edificata letteralmente dalle “ondate” migratorie provenienti dal nostro Paese, tra l’Ottocento e il Novecento.

Ero già stato in Argentina dieci anni prima, nell’area del Nord-Ovest, per proseguire i miei studi dopo la laurea, ma è stato solo in occasione di quest’ultimo viaggio che ho avuto l’opportunità di conoscere più dappresso gli italo-argentini “porteños”, come si definiscono con un certo narcisistico orgoglio gli abitanti di Buenos Aires.

Il sabato 3 maggio eravamo attesi in Episcopio, per intrattenerci a dialogare con l’arcivescovo e per condividere insieme la celebrazione eucaristica da lui presieduta nella cappella privata. Sapevamo bene, dalle cronache giornalistiche di tre anni prima, che il cardinale Bergoglio aveva per così dire “rischiato” di salire sul soglio di Pietro dopo la morte di Giovanni Paolo II; per questo motivo eravamo inizialmente intimiditi da tale incontro. L’impaccio, in verità, durò poco: fu lui ad accoglierci direttamente, senza dover fare l’anticamera con qualche collaboratore, e fu molto cordiale e affabile con ciascuno di noi. Ci chiese dell’Italia e degli esiti della nostra settimana di studi migratori a Buenos Aires, raccontandoci a questo proposito dei suoi legami familiari con il Piemonte (i suoi avi erano originari dell’astigiano), non trascurando di descrivere le difficoltà socio-economiche dell’Argentina, a quell’epoca non ancora migliorate, dopo che, alla fine del 2001, per le vie di Buenos Aires erano scoppiate le proteste dei “piqueteros”, espressione visibile di un dramma sociale nazionale, con interi nuclei familiari costretti a vivere ben al di sotto della soglia di povertà in un Paese lacerato dalla crisi economica e dalla corruzione.

La semplicità dei modi e l’estrema disponibilità di mons. Bergoglio a dialogare con noi (e a celebrare solo per noi la santa messa) hanno lasciato una traccia indelebile nella memoria e nel cuore, come le parole da lui pronunciate durante l’omelia, che ho avuto l’accortezza di registrare. Il Vangelo del giorno (Gv 14,6-14) ci proponeva la figura del Maestro come unica “via, verità e vita” attraverso cui conoscere il Padre e giungere a Lui. “A me piace pensare – diceva Mons. Bergoglio – che l’umanità di Gesù è come un’áncora”: un’áncora che dà stabilità e certezza durante la nostra ‘navigazione’ terrena; noi, invece, siamo la ‘corda’ unita all’àncora. Ma è un’unione non statica bensì dinamica, in movimento: dobbiamo sforzarci ogni giorno, rilevava mons. Bergoglio, di metterci in cammino e andare verso quell’àncora, stringere la corda con entrambe le mani. Una mano è quella della speranza mentre l’altra è quella della carità: “La speranza, la corda che va all’àncora… Noi abbiamo vinto già in speranza e l’àncora è proprio la speranza”. L’altra mano deve dare “la carezza della carità”. E con le seguenti parole chiudeva la sua suggestiva omelia: “Chiediamo al Signore che ci dia una speranza forte e una carità fortissima”.

È questo ricordo – vivo nella memoria e nel cuore – che è riemerso nitidissimo qualche minuto dopo aver appreso che il cardinale Jorge Mario Bergoglio era diventato Papa Francesco.

 

Raffaele Callia
18 marzo 2013

(pubblicato su “Sulcis Iglesiente Oggi”, domenica 24 marzo 2013)

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