È online sul sito di Caritas Sardegna il primo numero di Cronache di Luce, un nuovo strumento di animazione a cura del coordinamento regionale di comunicazione di Caritas Sardegna. Il primo numero, dal titolo “Camminiamo insieme verso la Pasqua”. Tra le storie che ti raccontiamo c’è quella che arriva dalla Caritas diocesana di Alghero-Bosa. La riportiamo qui.
Quando Antonio (nome di fantasia) si è presentato per la prima volta alla mensa della Caritas diocesana di Alghero-Bosa il tempo della pandemia aveva già cambiato molte abitudini. I tavoli non erano più apparecchiati e la sala non accoglieva più le persone sedute una accanto all’altra. Al loro posto, ogni giorno, si preparavano con cura pasti caldi completi da consegnare e portare via: un primo, un secondo, un contorno e una bottiglia d’acqua.
«All’inizio mi pesava prendere quella busta e andarmene, racconta Antonio. Mi sembrava tutto più freddo, più distante». Aveva perso il lavoro stagionale e, con esso, molte certezze. Anche chiedere aiuto gli costava fatica e vergogna.
In cucina, però, il clima era tutt’altro che freddo. Lisetta coordinava il servizio “mensa” con attenzione, mentre Mario e le altre cuoche si accertavano che ogni porzione fosse abbondante e ben confezionata. «Non consegniamo solo cibo alle persone, scambiamo sempre anche qualche parola con loro per sapere come sta andando, come stanno. Si instaura un rapporto quasi di amicizia», spiega Lisetta. Ogni mattina i volontari arrivano presto: si cucina, si porziona, si chiude ogni contenitore con precisione. È un gesto semplice che diventa promozione quotidiana della dignità.
Un giorno Antonio si è fermato qualche minuto in più. «Posso darvi una mano?» ha chiesto quasi sottovoce. Una domanda semplice, quasi banale, ma con un significato profondo: dare e non solo ricevere. Da quel momento qualcosa è cambiato. Ha iniziato sistemando le buste pronte per la distribuzione, poi si è occupato di consegnare le bottigliette d’acqua. Alla fine ha iniziato a collaborare nella preparazione. «Non volevo essere solo uno che riceve. Avevo bisogno di sentirmi utile», confida.
Nel ritmo essenziale della consegna ci si regala un saluto, uno scambio di sguardi, un nome pronunciato. È così che si costruisce una relazione. Anche senza la tavola condivisa, la comunità ha continuato a “camminare”: non fermandosi davanti alle restrizioni ma reinventando il servizio per non lasciare nessuno solo.
Oggi Antonio ha ritrovato un’occupazione saltuaria. Eppure torna ancora, quando può, per dare una mano. «Mi fa sentire bene e utile, aiutare chi come me sta passando un periodo più sfortunato. È un modo per restituire quello che ho ricevuto quando anch’io ho vissuto un periodo difficile».
Con lo sguardo verso la Pasqua, questa esperienza parla di una luce concreta. Camminare insieme significa riconoscere nell’altro non un destinatario di assistenza ma un compagno di strada. Nei pacchi preparati ogni giorno, nel calore che non si spegne nonostante le distanze, la Caritas di Alghero-Bosa continua a farsi segno di una speranza che aiuta a restituire dignità.
Roberto Fiori
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