Covid-19, a Ozieri una nuova collaborazione tra Caritas e Confindustria per aiutare i “nuovi poveri”

Mentre l’emergenza sanitaria sta – con cauto ottimismo – progressivamente rientrando per lasciar spazio agli effetti deleteri che il Covid-19 sta provocando sul sistema economico, è confortante registrare come la solidarietà della prima ora non tenda ad affievolirsi passata l’emotività iniziale, ma continui a diffondersi in forme e misure sempre crescenti.

Sono ancora numerose infatti le donazioni pervenute in questi giorni all’indirizzo della Caritas diocesana, non solo in termini di offerte in denaro (anche attraverso il conto corrente della Diocesi), ma soprattutto con generi essenziali che vengono sistematicamente distribuiti tra le famiglie del territorio il cui numero è considerevolmente aumentato dall’inizio della quarantena.

«I nuovi beneficiari che in questo tempo di emergenza si sono affacciati ai nostri servizi – osservano dalla sede di via Azuni – sono principalmente nuclei familiari il cui reddito ha subìto una drastica diminuzione o sospensione a causa del lockdown: in particolare lavoratori in nero, nuclei familiari monoreddito e persone sole (soprattutto uomini).» Per questo, il bisogno alimentare o il pagamento di utenze e affitti che corrispondevano alle richieste più frequenti filtrate dal CdA, vengono ora registrati anche in soggetti di una fascia definita “media” nel periodo pre-emergenza, e che ovunque rappresentano il principale fattore d’incremento rispetto alla cifra degli interventi attuati da operatori e volontari.

Nell’ambito delle iniziative messe in campo dalla sezione agroindustria e alimentare di Confindustria Centro Nord Sardegna, un carico di formaggio, biscotti e pasta, oltre a diversi pallets di acqua San Martino sono stati recapitati alla Caritas diocesana tramite l’intermediazione di Gianni Simula, padre di Luca, amministratore delegato dello stesso marchio (main sponsor del Cagliari Calcio), e presidente della suddetta sezione dell’associazione degli industriali che fin dall’inizio dell’emergenza hanno promosso raccolte di prodotti alimentari da destinare alla Croce Rossa e alle Caritas del territorio di pertinenza.

«Si tratta di un’operazione collettiva e di sostanza – afferma Simula – che ha coinvolto tutti i membri del nostro settore in quanto particolarmente sensibili all’emergenza in atto. Riscontrato da un’indagine preventiva il bisogno principale di viveri, abbiamo provveduto a distribuire in varie parti dell’Isola pasta, formaggi, olio, riso, carne, tonno, dolci e ciò di cui possiamo disporre attraverso le nostre produzioni». Un’azione che non intende arrestarsi, ma che prosegue ad oltranza per contribuire in misura attiva al contrasto delle nuove forme di povertà avviando una collaborazione mirata e adeguatamente pianificata con gli operatori in campo, al fine di intervenire sulle necessità peculiari e più impellenti di ogni territorio: una sorta di “piano solidale personalizzato” insomma, che tenga conto dei generi più facili da reperire con donazioni o raccolte locali, in favore di altri che mancano o che necessitano di continui riassortimenti.

Tra le altre offerte pervenute, anche due quintali di carne suina già pronta per essere porzionata – con tutte le autorizzazioni necessarie – presso i magazzini della Sede diocesana attigui alla cella frigo; diversi altri agnelli, anch’essi già preparati alla distribuzione dall’allevatore che li ha donati; chili e chili di arance da San Sperate, recapitate da un venditore ambulante attivo da anni al mercato cittadino, in concorso all’ondata solidale della sua città di adozione con una parte del suo banco della frutta. Anche il Cif (Centro Italiano Femminile) ozierese non ha fatto mancare il suo contributo, partecipando – su indicazione degli operatori – con una fornitura di prodotti per l’igiene della persona e della casa.

Un impegno che non dimentica le numerose Caritas parrocchiali, che tra raccolte alimentari, offerte da privati, iniziative dei parroci o delle associazioni di volontariato operano anch’esse sui vari fronti dei bisogni locali. Da Monti, ad esempio, una formula già collaudata in contesto diocesano ha portato ad una efficace cooperazione con il Comune: sia riguardo ai moduli per la richiesta dei sussidi dal Ministero, per cui i volontari offrono supporto alla compilazione, sia per una vera e propria opera di sostegno alle famiglie bisognose, cui vengono recapitati beni di prima necessità frutto di una raccolta congiunta di Caritas e Amministrazione comunale, distribuiti anche presso le frazioni mediante l’intervento della Compagnia Barracellare. «A tali azioni si aggiunge anche il prezioso contributo del personale normalmente impiegato presso le mense scolastiche – affermano i referenti locali – e che ora, con la sospensione delle lezioni, continua la sua opera in forma di volontariato per preparare pasti caldi da destinare ad anziani o persone sole».

Piccole e grandi esperienze che, nel panorama desolato dell’emergenza, creano un forte motivo di orgoglio e di speranza nel riscontrare che tra tanti tristi primati, il Covid-19 ha paradossalmente dato un nuovo valore al concetto di comunità: una “smart community” dove “distanti ma uniti” non è finalmente soltanto uno slogan, ma l’emblema di una solidarietà concreta e trasversale che trova, ascolta e cura i più fragili della società.

Viviana Tilocca

 

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