Convegno Caritas/L’impegno della Chiesa per la ripresa dell’Isola

A distanza di oltre quattro mesi dall’alluvione Cleopatra, continua il sostegno della Caritas diocesana e regionale alle famiglie sarde colpite. Grazie alla colletta complessiva della Chiesa, in Sardegna e in Italia  – finora, circa due milioni e mezzo di euro (tra cui un milione di euro messo a disposizione dalla Conferenza Episcopale Italiana e 100mila euro stanziati da Caritas Italiana) -, verranno finanziati i progetti presentati dalle diocesi più colpite e  già approvati da Caritas Italiana; eventuali resti verranno utilizzati per la creazione di un fondo di micro-credito per gli alluvionati.

alluvione 2013 caritas olbia

Grande attenzione, spiega don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, «verrà data alle persone sole, alle famiglie e alle piccole realtà economiche a carattere familiare», attraverso un «coinvolgimento ampio dei territori e delle loro espressioni locali, utilizzando e valorizzando gli ‘strumenti pastorali propri’ esistenti o da promuovere e le risorse disponibili sia in termini economici che di presenze operative».

«Una parte della colletta – spiega don Marco Lai, delegato regionale Caritas –  è già stata utilizzata per interventi di prima emergenza a favore delle famiglie più colpite, dall’acquisto di viveri, attrezzi di base, elettrodomestici all’acquisizione del necessario per completare l’azione di de-umidificazione e permettere il ritorno nelle case».

Ora si guarda alla fase successiva, «quella più progettuale, che permetta un ritorno alla quotidianità in senso lato: dal sostegno all’acquisto dell’auto per andare a lavoro agli interventi per le aziende danneggiate».  Inoltre, «si sta definendo un progetto di microcredito per sostenere le famiglie, in rete con gli enti locali, comunità, associazioni di categoria commerciali e agricole, tra cui la Coldiretti». Senza dimenticare, «l’attenzione verso ‘gli ultimi’: si pensi all’impegno della Diocesi di Ales-Terralba per l’inclusione sociale della comunità rom di San Gavino Monreale, che ha visto il suo campo distrutto dall’alluvione».

Si mira ad un «accompagnamento di medio e lungo termine, grazie ai progetti elaborati dalle singole diocesi, sulla base di un’attenta rilevazione dei bisogni».

I progetti delle tre diocesi più colpite (Tempio-Ampurias, Nuoro e Ales-Terralba), variano a seconda delle necessità, lungo linee direttrici ben definite: ritorno pieno alla ‘normalità’ domestica, sostegno costante alle famiglie (anche psicologico, con la creazione di un’équipe apposita), rilancio delle piccole attività produttive danneggiate (a cui sono destinati l’80% degli interventi nel nuorese), sostegno per le famiglie e per i  giovani attraverso l’assegnazione di voucher o borse di studio, con interventi personalizzati; sulla stessa linea anche l’azione portata avanti dalla Diocesi di Oristano, dove i danni maggiori hanno riguardato le aree rurali. Risultati ottenuti grazie a «un’azione di rete da parte della Chiesa sarda- aggiunge don Lai –  in uno spirito solidale e sussidiario, attraverso una comunione di prossimità».

 

 

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