Convegno Caritas/don Lai: Educare alla carità, una via per creare la civiltà dell’accoglienza e dell’incontro

Un riconoscimento all’azione pastorale e pedagogica portata avanti dalla Caritas diocesana e un’opportunità per recuperare il senso più profondo della ‘carità’ nel contesto locale. Don Marco Lai, direttore della Caritas diocesana e delegato regionale Caritas Sardegna, spiega l’importanza di ospitare il 37esimo Convegno nazionale Caritas e fa un bilancio dell’attività portata avanti dall’organismo pastorale diocesano.

Don Marco Lai

Cosa significa per la Caritas diocesana ospitare il 37esimo Convegno nazionale ‘Con il Vangelo nelle periferie esistenziali’?

«La possibilità di ospitare questo Convegno è, innanzitutto, un riconoscimento del percorso realizzato in questi anni dalla Caritas diocesana, sia sul versante pastorale di animazione della carità, grazie a un rapporto stretto con le parrocchie e con le comunità, sia su quello della promozione umana, attraverso le azioni e le ‘opere-segno’ destinate alle persone più bisognose.

Un riconoscimento per una Caritas che ha investito molto nella formazione locale, non solo in ambito strettamente pastorale,  ma anche in quello relativo ad alcune specificità, come l’immigrazione, l’inclusione sociale, l’area del credito – con il contrasto all’indebitamento e l’educazione all’uso responsabile del denaro -; ancora, specificità legate alla tutela del diritto all’alloggio attraverso le iniziative di ‘housing sociale’; l’impegno verso alcune ‘emergenze’, accanto ai rom, alle povertà ‘croniche’, ai senza fissa dimora; con l’osservatorio e gli altri strumenti della promozione Caritas e con le iniziative di educazione alla mondialità e alla pace».

Come si inserisce l’accoglienza del Convegno nazionale nel contesto sardo?

«Il Convegno permetterà un momento di  confronto sulle tematiche della pastorale della carità, nella specificità del contesto sardo: una ‘periferia esistenziale’ – in linea con il titolo scelto quest’anno – con le sue molteplici problematiche; da qui scaturisce un significato simbolico importante: nell’azione della Caritas Italiana non esistono isole né isolamenti. Inoltre, l’evento costituirà un’opportunità di incontro con la nostra cultura, le nostre tradizioni, e il superamento di eventuali stereotipi e luoghi comuni che accompagnano la nostra ‘sardità’. Tutto ciò grazie non solo al confronto diretto tra gruppi di lavoro, ma anche a una ‘unicità’ legata alla nostra capacità di essere ospitali, in una direzione della civiltà dell’accoglienza, che andrà a riempire il cuore e diventerà una ricchezza per tutti i convegnisti che arriveranno nell’Isola».

Quali sono le aspettative per la Caritas locale che scaturiscono da quest’evento?

«Esso costituisce un’occasione di confronto e crescita per la Chiesa sarda e un’opportunità per sentirsi parte attiva della Chiesa italiana. In ciò, si inquadra la possibilità di rafforzare una ‘pastorale integrata’, grazie alla rete tra i vari uffici, e di recuperare il senso più profondo della ‘carità’, intesa come ‘intima essenza della Chiesa’, da cui la pastorale ordinaria non può prescindere. Va rimarcato lo stile sinodale dell’iniziativa: le linee d’azione che emergeranno saranno frutto di un lavoro condiviso tra le équipe partecipanti, con l’opportunità di dare sostanza concreta ai percorsi che la Chiesa italiana ci propone. Inoltre, ci si presenta l’occasione per uscire da una ‘marginalità’ geopolitica e assumere un ruolo centrale nel Mediterraneo, proprio a partire dalle Caritas sarde, che hanno mostrato, negli anni, una presenza costante accanto agli ‘ultimi’, attraverso un ruolo di animazione pastorale e una funzione pedagogica».

 

 (Intervista tratta dallo Speciale ‘Il Portico della Caritas’)

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