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Caritas diocesana di Oristano entra nel carcere con il progetto “Riparare le reti”

I servizi essenziali attivati dentro e fuori le mura, la gestione del sovraffollamento, i laboratori di scrittura autobiografica e la diffusione della giustizia riparativa sul territorio. Sono questi i temi al centro dell’ampia intervista rilasciata ad AgenSIR dal direttore della Caritas di Oristano, don Maurizio Spanu, e dall’equipe diocesana, che tracciano il bilancio di un impegno nato grazie ai fondi 8×1000 della CEI.

Il progetto “Riparare le reti”, giunto alla sua terza annualità, ha segnato lo storico ingresso della Caritas all’interno della casa circondariale “Salvatore Soro” di Oristano, un ambito in cui fino al 2024 l’organismo diocesano non aveva mai operato. La svolta è arrivata con la nomina a direttore di don Maurizio Spanu, il quale, mantenendo il suo ruolo di cappellano dell’istituto, ha facilitato il dialogo con la struttura penitenziaria. Questa duplice veste ha permesso all’equipe di conoscere da vicino i bisogni dei detenuti e di avviare una progettazione organica capace di rispondere a diverse fragilità attraverso una fitta rete di servizi.

Il progetto ha visto la nascita di due Centri di ascolto: uno interno alla struttura e uno esterno dedicato ai familiari dei reclusi e alle persone sottoposte a misure alternative. All’esterno si gestiscono anche la raccolta e la distribuzione di abbigliamento e materiale scolastico, supportate da servizi di lavanderia e sartoria, oltre a un fondo economico per le spese sanitarie e i beni di prima necessità. Di fondamentale importanza si è rivelato il servizio di trasporto regionale per i detenuti in permesso; i volontari non si limitano ad accompagnare le persone, ma trasformano il tragitto in uno spazio prezioso di ascolto e di accoglienza umana, fondamentale in un’isola segnata da grandi distanze e carenza di trasporti pubblici. Inoltre, un protocollo con l’Ufficio locale di esecuzione penale esterna consente oggi l’accoglimento in Caritas di persone in messa alla prova per attività di volontariato e inclusione sociale.

Nell’intervista, don Spanu analizza con franchezza anche le gravi criticità dell’ultimo anno, definito traumatico a causa del forte sovraffollamento provocato dai trasferimenti improvvisi di detenuti da altre carceri italiane. Una pressione quotidiana che la Caritas affronta con l’obiettivo di mettere sempre al centro la riabilitazione della persona. Parallelamente, il progetto lavora per abbattere i pregiudizi del territorio attraverso il Tavolo di giustizia riparativa “Il Giunco”, che promuove la cultura del dialogo nelle comunità e nelle scuole, e tramite laboratori culturali intensi – come quello di scrittura autobiografica “Padri interrotti” – capaci di generare percorsi di profonda trasformazione interiore. Questi percorsi di rinascita interiore, che continueranno anche durante i mesi estivi, sono stati recentemente condivisi in un incontro diocesano con Fiammetta Borsellino, a testimonianza dell’impegno costante nel voler abbattere il muro che separa il carcere dalla comunità esterna.

L’intervista integrale, ricca di testimonianze e approfondimenti sul progetto, è leggibile sul sito di AgenSIR. Leggi qui Carcere. Caritas Oristano: “Con l’8×1000 Centri di ascolto, un Servizio di trasporto, Laboratori e un Tavolo di giustizia riparativa” – AgenSIR

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