Presentato il Report su Povertà ed esclusione sociale 2018

Diminuisce il numero di persone che si rivolgono ai centri d’ascolto delle Caritas sarde, in linea con i dati nazionali; le richieste di aiuto riguardano soprattutto problemi economici, familiari, occupazionali, abitativi, di istruzione e quelli legati all’immigrazione. È il quadro che emerge dal Report Povertà ed esclusione sociale 2018 della Caritas Sardegna, presentato giovedì scorso a Olbia. A introdurre i lavori mons. Sebastiano Sanguinetti, vescovo di Tempio-Ampurias e Segretario della Conferenza episcopale sarda e mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo di Iglesias e delegato della stessa Conferenza per il Servizio della carità.

Mons. Sanguinetti ha ricordato l’impatto che la crisi ha avuto anche nel territorio di Olbia, e il ruolo della Chiesa nella testimonianza per imprimere nella società una maggiore attenzione verso gli ultimi. Fondamentale l’attenzione all’ascolto, come aggiunto da mons. Zedda, per comprendere le esigenze più profonde della persona bisognosa, affinché essa possa essere liberata, come auspicato dal Papa nel messaggio per la II Giornata mondiale dei poveri.

Il quadro della povertà in Sardegna è stato descritto da Raffaele Callia, delegato regionale della Caritas Sardegna e responsabile del servizio studi e ricerche della stessa Caritas. «La flessione (dell’8% rispetto al 2016) del numero delle persone che si rivolgono ai nostri centri d’ascolto – spiega – non deve essere interpretata come una diminuzione delle condizioni di disagio, tanto che gli ultimi dati Istat evidenziano una crescita della povertà relativa anche nell’Isola (dal 14,0% del 2016 al 17,3% del 2017). Tale flessione è legata probabilmente a una saturazione nell’uso dei nostri servizi e soprattutto al fatto che la rete ecclesiale, in questo ultimo anno, ha moltiplicato le risposte (non solo Caritas): quindi ci sono situazioni che sfuggono al rilevamento».

Sono 7.077 le persone ascoltate nei Centri d’ascolto Caritas nelle dieci diocesi (con una maggiore concentrazione in quella di Cagliari); le richieste riguardano soprattutto beni e servizi materiali – viveri in primis (essi costituiscono la metà delle richieste, tra quelli confezionati e servizi mensa) -, sussidi economici per pagare bollette, tasse; consulenza e orientamento legale e pensionistico. Tra i problemi maggiori, anche quello abitativo, legato al costo degli affitti, alle difficoltà del mercato dell’abitazione, alla risposta di case popolari non sempre adeguata. Ancora, si registra una presenza di stranieri che chiedono aiuto soprattutto nelle città più grandi. Si rivolgono alle Caritas soprattutto giovani-adulti, persone che dovrebbero essere nel pieno dell’attività lavorativa (età media 45,8 anni), soprattutto uomini, italiani, con livello di istruzione medio basso, disoccupati (nel 64,3% dei casi), inseriti in un contesto familiare. Tra gli interventi si registrano quelli relativi a beni e servizi materiali, sussidi economici, ma anche quelli finalizzati a costruire progettualità di vita e lavoro, per esempio attraverso il micro-credito e il prestito della speranza.

Il Report pone l’attenzione specifica sui giovani, in particolare sul tema delle povertà educative: oltre ai cosiddetti “NEET”, coloro che non studiano e non lavorano (840 quelli ascoltati nel 2017, pari all’11,9%), è cresciuta la dispersione scolastica e ci sono situazioni di fragilità economica associate a percorsi di studio frammentati. Negli ultimi 10 anni, è diminuita la quota dei laureati che chiede aiuto, mentre resta alta quella di coloro che hanno solo il titolo di licenza media inferiore, a conferma che lo studio è un importante strumento per contrastare la povertà-come sottolinea Callia-. Ciò richiede un impegno sempre maggiore, da parte delle istituzioni, per investire attenzione e risorse nel contrasto alla povertà educativa.

Maria Chiara Cugusi

 

 

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