Intervista alla direttrice della Caritas diocesana Suor Pierina Careddu
Restituire dignità, questo il principio alla base del lavoro che la Diocesi, attraverso la Caritas, compie in favore dei più poveri. Si tratta di un compito nel quale i volontari non sono soli ma si avvalgono del contributo che ciascuno, destinando l’8xmille alla Chiesa cattolica, può offrire liberamente, consapevole che la sua firma si trasforma in migliaia di gesti d’amore (per maggiori informazioni visita il sito www.8xmille.it)
Finanziato proprio dai fondi 8xmille è il Progetto “Poveri con dignità”: «Il nome dice tutto – spiega suor Pierina Careddu, direttrice della Caritas diocesana di Nuoro -, ma non si tratta di assistenzialismo ovviamente quando di restituire dignità ai poveri che sempre più si presentano alla nostra attenzione e incrociamo nelle nostre vite, nelle nostre strade, che si presentano ai centri di ascolto».
Quali sono le persone che si rivolgono a voi?
«Famiglie oppure anche persone singole che hanno perso il lavoro, o che hanno un lavoro povero che non consente loro di far fronte a tutte le necessità, l’affitto, che è molto alto, il costo delle utenze, le visite mediche che spesso non si possono permettere e poi l’avviso dei beni di prima necessità. Siamo veramente chiamati a tendere la mano a tanti nostri fratelli ma anche ad andare incontro ai poveri perché a volte per vergogna alcune persone non si presentano. Grazie ai vicini di casa veniamo a sapere che ci sono situazioni di estrema povertà e allora li andiamo ad incontrare e così si riesce anche a raggiungere chi ha un po’ di timore a presentarsi ai centri di ascolto».
In quest’ultimo anno c’è stato un incremento di queste situazioni di difficoltà?
«C’è stato sicuramente un incremento proprio nella richiesta di beni di prima necessità. Poco fa è venuta una persona e mi ha detto “io non ho nulla da mangiare”. Si è presentata oggi per la prima volta. Pensiamo a quando ci sono bambini in questa situazione».
Le persone prima di tutto si accolgono: come procedete?
«Sì, e si ascoltano nelle loro storie. Questo ascolto consente di abbracciarle perché dietro ogni persona c’è veramente una storia di dolore, di sofferenza, di angoscia, di privazione di libertà, di emarginazione tante volte. Non è più una richiesta di un bisogno e basta, la persona che si presenta ultimamente ha tanti tante difficoltà perché un problema ne richiama un altro, che può essere la malattia, una dipendenza, a volte anche l’analfabetismo. Può sembrare strano in una società evoluta ma molte volte la mancanza di istruzione genera anche molti tipi di povertà, perché le persone non si sanno recare gli uffici per chiedere quello di cui hanno bisogno, i loro diritti. Quello che dovrebbero avere per giustizia lo chiedono a volte come elemosina. Poi c’è lo sfruttamento lavorativo, persone che lavorano tante ore ma sono sottopagate e quindi ovviamente non riescono ad andare avanti in maniera dignitosa».
Esiste ancora un ruolo di supplenza delle istituzioni da parte della Caritas?
«In questo momento c’è una buona collaborazione con le istituzioni, molte cose riusciamo a farle grazie a un lavoro di rete. Poi ovviamente loro hanno dei ritmi diversi dai nostri, noi siamo presenti h24, possiamo dare una risposta immediata al bisogno. Se uno ha fame e non ha nulla nel frigo può venire subito, non è così per i servizi perché devono sottostare ad un percorso che richiede una burocrazia che è molto più lunga. A volte capita che ci chiamino e noi interveniamo prontamente e loro poi magari contribuiscono. Dare il pane, quello che occorre, non è un’elemosina, ma serve per attivare, per restituire dignità in maniera creativa. È chiaro che se una persona ha fame le dai il pane, ma poi aiuti quella persona a cercarsi il pane, infatti abbiamo una bella collaborazione con molte aziende da cui spesso veniamo contattati e che noi stessi contattiamo per aiutare le persone che non hanno lavoro a trovarne uno. Questo è restituire dignità».
Altri progetti in corso?
«L’8xmille, ricordiamo, è un punto di partenza per dare poi continuità con le nostre risorse a quello che è stato iniziato. Grazie alle risorse della Diocesi e al contributo di persone di buona volontà con le loro donazioni e soprattutto grazie a volontari sempre più competenti, che amano i poveri, portiamo avanti tanti progetti. Prosegue quello dell’accoglienza notturna, l’andare nelle strade. L’ascolto si fa diffuso, non solo in sede, una volta che i volontari sono formati è come se questo stile facesse parte di loro, lo stile dell’amore per cui ogni persona che si incontra viene accolta. Proseguono i progetti pensati per i giovani, le borse di studio, il supporto allo studio anche per le famiglie, e il supporto psicologico con uno sportello dedicato».
Un messaggio.
«Mi viene in mente un passo di Isaia 10: “Guai a coloro che fanno decreti iniqui e scrivono in fretta sentenze oppressive, per negare la giustizia ai miseri e per frodare del diritto i poveri del mio popolo, per fare delle vedove la loro preda e per spogliare gli orfani”. C’è una responsabilità di comunità, non solo della Chiesa ed è per questo motivo che la collaborazione anche con gli enti è fondamentale per far capire che i poveri sono innanzitutto delle persone che vanno amate e aiutate a recuperare dignità e fiducia. L’ultima cosa, questi poveri che noi aiutiamo non sono solo destinatari di un servizio ma anche loro danno una mano in quel che possono, anche solo fare una visita a una persona anziana o ammalata, possono offrire un sorriso. Dobbiamo tutti avere occhi e cuore attenti alle persone che incontriamo. Perché tutti noi siamo chiamati ad aiutare il prossimo».
Franco Colomo
tratto da l’Ortobene

