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Eleonora e i suoi piccoli primi passi nella Caritas Ozieri

Aspettando il nuovo rapporto delle Caritas diocesane rileggiamo insieme le storie raccolte nel 2024

Nella Diocesi di Ozieri le famiglie con minori al di sotto dei tre anni aiutate dalla rete Caritas non sono molte, ma tra quelle che si sono rivolte al Centro di ascolto, c’è quella di Mauro e Giulia. Sono i genitori dei piccoli Davide, di quattro anni, e Eleonora, che quando fece il suo primo ingresso al Centro di ascolto aveva qualche mese. L’operatrice ricorda il piccolo fagottino avvolto in una copertina rosa, non certo di prima mano, che per tutto il tempo del colloquio aveva dormito profondamente. La storia di Mauro e Giulia è quella di tante coppie con un sogno di amore e famiglia che perde il suo romanticismo quando si scontra con le precarietà della vita quotidiana.
«Siamo venuti qui dal sud della Sardegna perché avevo trovato un lavoro nel settore dell’agroalimentare – racconta Mauro -; Giulia era in attesa di Eleonora e speravo in un’opportunità lavorativa per noi. Il lavoro che mi avevano promesso sembrava buono e per un certo periodo è stato così, ma poi l’azienda ha avuto un momento di crisi e mi sono state ridotte le ore lavorative». Storie comuni che gli operatori della Caritas sono abituati a sentire, ma alle quali non hanno fatto l’abitudine e che non catalogano come routine. La precarietà del lavoro è la compagna di tanti beneficiari dei servizi Caritas e le proposte e i progetti messi in campo dagli operatori sono per la maggior parte rivolti a lenire questa grossa piaga.


Mauro e Giulia si sono accostati agli operatori Caritas in modo del tutto spontaneo, iniziando un percorso di conoscenza in un crescendo di collaborazione e di interventi per aiutare questo piccolo nucleo familiare. Le cose si sono complicate quando la piccola Eleonora ha compiuto due anni e si sono manifestati i sintomi di una malattia che ancora oggi non ha una diagnosi certa. I momenti di incontro tra gli operatori e Giulia si sono intensificati mettendo in evidenza la situazione di una famiglia senza una rete familiare e amicale sulla quale contare. «L’inizio di questa nuova situazione è stato difficile – racconta Giulia tornando indietro di qualche anno – perché eravamo soli. Passavo le mie giornate a casa ad accudire i bambini mentre Mauro andava al lavoro; quando poi ha avuto il lavoro part time anche lui passava i pomeriggi in casa. Non uscivamo quasi mai, non solo perché non conoscevamo nessuno, ma anche perché uscire voleva dire passare davanti a negozi, gelaterie o Il viaggio della speranza incontro al futuro ambienti che per noi non erano accessibili…». Sono ricordi dolorosi «ripensando a quei momenti – racconta Mauro – ricordo l’angoscia di non sapere come pagare l’affitto e le bollette, la solitudine di non poter contare su nessuno. Giulia aveva fatto amicizia con una vicina di casa un po’ anziana, con cui ogni tanto chiacchierava e che l’aiutava con i bambini. Era un piccolo aiuto in mezzo a giornate tutte uguali in cui non sembrava poter esserci una via di uscita e di serenità». Un giorno Giulia ha preso coraggio e ha chiamato i numeri della Caritas per prendere un appuntamento. «Al primo incontro siamo andati tutti e quattro e ci siamo sentiti da subito accolti, non avevano la bacchetta magica per risolvere la nostra situazione ma abbiamo avuto la possibilità di esprimere a voce alta a qualcuno le nostre preoccupazioni e i nostri disagi. Non era solo la precarietà economica a farci stare male ma il disagio di trovarsi soli, di pensare a un futuro incerto per i nostri bambini sapendo che in una società come la nostra sono importanti lo studio e le relazioni con gli altri. Per me accettare un lavoro era complicato – spiega Giulia – perchè rimaneva la difficoltà di non sapere a chi lasciare i bambini, è stato un periodo di rinunce in cui sono passate in secondo piano la possibilità di avere svaghi personali, di incontrare amici o anche di mandare i bambini ad attività ricreative o sport, perfino le feste di compleanno erano un problema per noi. Ogni settimana andavo a ritirare il mio pacco e trovavo il sorriso dei volontari e degli operatori che hanno iniziato a prendere a cuore il problema di salute di Eleonora vedendomi sempre afflitta per le continue febbri di mia figlia. Le paure sono diventate più pesanti perché riguardavano una bambina di pochi anni. La pediatra da subito ci ha indicato i grandi ospedali di Roma e Genova per fare accertamenti. Per noi, pensare di andare in queste città è apparso da subito un problema insormontabile».


Gli operatori del Centro di ascolto hanno percepito l’angoscia e la paura di questi genitori e hanno cercato le soluzioni migliori per affrontare questo problema. «Ricordo ancora come mi sono sentita sollevata quando, dopo un colloquio, un’operatrice mi ha proposto di andare insieme a lei dalla pediatra per capire come predisporre un primo viaggio a Roma. “Ti accompagno come farebbe un’amica” mi ha detto – Giulia si commuove al ricordo – è stata una frase che mi ha riempito il cuore di speranza». E così incontro dopo incontro, telefonata dopo telefonata, la piccola Eleonora è potuta andare prima a Roma al Bambin Gesù e poi a Genova al Gaslini. Ancora oggi la sua situazione è monitorata dagli specialisti perché non è stata individuata la causa di quelle febbri che periodicamente la fanno stare male. «L’aiuto che ci ha dato la Caritas è stato importantissimo, perché non avendo una diagnosi certa i servizi sociali non hanno potuto finanziare gli spostamenti». La Caritas diocesana ha messo in moto la sua macchina operativa prendendo contatti per biglietti di viaggio, alloggio e spostamenti. Sono passati un paio di anni dal primo incontro tra questa famiglia e la Caritas.


Piccoli passi accompagnati dalla Caritas diocesana di Ozieri: la situazione è migliorata perché Mauro ha trovato un lavoro più stabile e attraverso la rete di volontari e operatori i problemi legati alla solitudine ed all’integrazione sono in parte attenuati. La vita di una famiglia in difficoltà si è intrecciata con quella dei tanti operatori Caritas in un equilibrio di azioni e sentimenti per andare incontro al futuro con la F maiuscola.

Stefania Sanna