È online sul sito di Caritas Sardegna il primo numero di Cronache di Luce, un nuovo strumento di animazione a cura del coordinamento regionale di comunicazione di Caritas Sardegna. Il primo numero, dal titolo “Camminiamo insieme verso la Pasqua”. Tra le storie che ti raccontiamo c’è quella che arriva dalla Caritas diocesana di Ozieri.
La vita di Margherita (nome di fantasia) è la storia di una donna che oggi dona il suo tempo agli altri senza tralasciare il sabato, il giorno del suo riposo. È molto creativa, volontaria Caritas e mamma di due figlie, di cui una in Cielo. Si racconta davanti alla scrivania del Centro d’ascolto della Caritas diocesana, dicendo che «il seme della fede è stato impiantato nel suo cuore sin da bambina», come qualcosa di naturale e semplice. Il lavoro l’ha portata lontano da casa e ha finito per occupare tutto il suo tempo. E Dio è stato lentamente messo da parte. Ad un certo punto è arrivata la doccia fredda della malattia di sua figlia Andrea (nome di fantasia) e il tempo ha cambiato improvvisamente ritmo. La vita stessa ha cambiato ritmo. Ospedali, attese, esami. Madre e figlia pregavano insieme il rosario ogni giorno. Andrea lo desiderava e Margherita pregava con la speranza ostinata di una madre che chiede solo la guarigione per sua figlia. Ma quella guarigione non è arrivata. Andrea è rinata al Cielo lasciando un vuoto immenso che presto, nel cuore di Margherita, si è trasformato in rabbia per l’ingiustizia, per la speranza tradita, per quel Dio che sentiva lontano.
Accanto a lei c’era Lidia (nome di fantasia), la sorella gemella, alla quale la legava un vincolo quasi viscerale, fatto di intuizioni e silenzi condivisi, di sguardi che si comprendevano senza parlare. «Quando lei stava male, anche io, a distanza, stavo male». In Lidia, il dolore per la perdita della nipote ha finito per intrecciarsi con sue fragilità profonde, fino a provocare un esito terribile, con il gesto estremo di togliersi la vita.
Eppure, proprio nel momento più buio, è arrivata una richiesta come tante, nella quotidianità della vita: sua mamma le ha chiesto di accompagnarla nella chiesetta vicino casa perché pioveva. Dopo una reazione turbolenta, Margherita ha accettato. «Quando siamo arrivate nel piazzale, dovevo aiutare mamma a scendere dalla macchina e ad entrare in chiesa. Avevo il cuore duro dal dolore e dalla rabbia. Ma successe una cosa straordinaria – si commuove – perché nel momento in cui varcai quella soglia, mi sentii tornata a casa, avvolta dall’abbraccio di una mamma, che come me, aveva perso sua figlia. La Madonna mi stava aspettando e io mi sono sciolta in pianto».
Da quel giorno lo sguardo ha cominciato a cambiare lentamente. Margherita ha iniziato a riconoscere attorno a sé una presenza discreta: persone che si intrattenevano con lei, mani tese, abbracci silenziosi. Ha capito che Dio non era l’autore della sua tragedia, ma Colui che le stava accanto dentro quel dolore.
Anni dopo è arrivata anche una malattia oncologica. Per la prima volta ha chiesto solo la forza di attraversarla.
Oggi Margherita parla di rinascita con delicatezza. Le ferite non scompaiono: Andrea e Lidia abitano ogni suo giorno. Se oggi guarda indietro, non vede solo il buio. Vede anche i piccoli segni di luce che l’hanno presa per mano e tirata fuori dal baratro del dolore. E sa che la risurrezione, per lei, non è stata un evento improvviso, ma un cammino paziente. Un passo dopo l’altro, con il cuore ancora segnato, ma decisamente aperto alla vita.
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