È online sul sito di Caritas Sardegna il primo numero di Cronache di Luce, un nuovo strumento di animazione a cura del coordinamento regionale di comunicazione di Caritas Sardegna. Il primo numero, dal titolo “Camminiamo insieme verso la Pasqua”. Tra le storie che ti raccontiamo c’è quella che arriva dalla Caritas diocesana di Oristano. La riportiamo qui.
Sono passati ormai due anni da quando Mario (nome di fantasia) si è presentato per la prima volta nel Centro di ascolto della Caritas di Oristano. A spingerlo verso questa scelta è stato il suo parroco che era a conoscenza, ormai da diverso tempo, della situazione piuttosto complessa che lui e sua moglie si trovavano a fronteggiare. «Io lavoravo – ammette incredulo Mario – e avevo uno stipendio, una casa e non pensavo di poter chiedere aiuto alla Caritas. Credevo che la Caritas aiutasse solo chi non ha nulla. Quando il nostro parroco ci ha detto che alla Caritas c’era uno Sportello antiusura, con mia moglie ci abbiamo pensato e ripensato e, alla fine, ci siamo decisi. Non è stato facile andare alla Caritas ma i debiti erano troppi. E non parliamo di tutte le spese per i figli!».
Quando Mario e la moglie hanno incontrato gli operatori del Centro di ascolto si è cercato subito di fare un quadro della situazione familiare. In quel momento lavorava solo lui, la moglie svolgeva lavori occasionali e la suocera, l’unica della famiglia che li aiutava economicamente, non riusciva più a sostenerli come prima. Inoltre, i due figli stavano crescendo e così anche le spese per loro.
Fatte tutte le valutazioni in équipe, i volontari hanno ritenuto opportuno prendere contatto con la Fondazione Antiusura Sant’Ignazio da Laconi della Caritas di Cagliari che, approfondita la situazione, ha deciso che vi erano gli estremi per poter intervenire. Intanto, per cercare di risparmiare almeno sulla spesa, era stato proposto alla famiglia un inserimento nel servizio Emporio della Solidarietà.
A tre anni di distanza, la situazione di Mario e della famiglia è migliorata. «Sto riuscendo a onorare tutti i pagamenti. Alla fine del mese ci arriviamo sempre giusti ma almeno ce la stiamo facendo da soli. L’estate scorsa i miei datori di lavoro mi hanno detto che potevano aumentarmi lo stipendio se riuscivo a ottenere delle qualifiche… Qualifiche che, però, dovevo pagarmi da solo. E i soldi da dove me li tiravo fuori? Quindi avevo detto subito di no».
Quando la moglie di Mario è venuta in Caritas a settembre per donare abbigliamento dei figli, da una chiacchierata con le volontarie è emerso il problema del conseguimento delle qualifiche e, dopo averne discusso insieme, si è deciso di intervenire economicamente per offrire a Mario una possibilità in più. Investire sulla formazione, infatti, significa non solo aiutare le persone a migliorare la propria situazione lavorativa ma anche a restituire loro dignità e speranza.
La famiglia di Mario continua a camminare insieme a noi e la Caritas è diventata nel tempo la loro famiglia: un luogo di amicizia e di speranza, in cui è difficile sentirsi da soli.
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