Conclusi i lavori della prima giornata di Migramed 2017

Si è aperta con un focus sulla Giordania la prima giornata di Migramed 2017, nel Ramada Resort Dead Dea (Sweimeh): 80 partecipanti tra cui quelli provenienti da 30 Caritas diocesane, tra cui quella di Cagliari, e 20 ospiti delle Caritas internazionali. Una scelta strategica quella della Giordania, come ricordato da Oliviero Forti, responsabile Ufficio immigrazione Caritas italiana, perché in questo paese “siamo impegnati in un programma di resettlement di alcune famiglie siriane (nell’arco dell’anno, sei le famiglie reinserite grazie a Caritas Italiana)”.

Un paese di grande capacità di accoglienza, con 3 milioni di rifugiati, di cui un milione e mezzo siriani, che gode di stabilità in un’area provata e sofferente, come ricordato nel saluto introduttivo da mons. Alberto Ortega, nunzio apostolico in Iraq e Giordania, che ha lodato il ruolo della Chiesa, attraverso la Caritas, sottolineando che una “rivoluzione della carità” può costituire una risposta di fronte alla sfide attuali. Presenti mons. William Shomali, vescovo di Latina di Giordania, intervenuto nei lavori della mattina, e, tra gli altri, i rappresentanti di Caritas Internationalis, la rappresentante di Caritas Europa Leila Boedaux e quello di Caritas Cipro Issa Nassar, intervenuti nella sessione del pomeriggio incentrata sul contesto europeo, i rappresentanti delle Caritas Mona e del Medio Oriente.

Un territorio ancora stabile, che tuttavia sta attraversando una fase critica, con la forte diminuzione del numero dei cristiani, passato dal 19% al 1,6% (e si stima che nel 2030 si ridurranno allo 0,7%); il loro contributo all’attività economica è oltre il 30%. La Chiesa promuove programmi strategici su vari fronti, da quello sanitario a quello educativo, accessibili a tutti; sul fronte dell’istruzione, il numero degli studenti cristiani nelle scuole pubbliche è aumentato da 3000 a 5500; si cerca di attivare alleanze nel tessuto sociale, a livello istituzionale ma anche nel quotidiano, rafforzando legami e sinergie. Un’attenzione particolare è dedicata ai rifugiati: il citato programma di resettlement è portato avanti in collaborazione con l’UNHCR e l’OIM.

L’85% dei profughi siriani vive fuori dai campi, in aree urbane e rurali, come spiegato da Douglas Disalvo (rappresentante UNHCR Jordan), l’ 80% vive sotto la soglia della povertà, solo il 30% ha accesso ai servizi primari. Il campo di Zaatari che accoglie oggi 90mila profughi è al collasso, ragion per cui è stato aperto il campo di Azraq dove vivono circa 35mila persone rispetto alle 55mila registrate, dopo che le restanti 20mila si sono spostate dal paese. Dal 2012 l’UNHCR ha effettuato 250mila visite domiciliari, intervistando ciascun rifugiato inserito all’interno dei programmi per dare assistenza personalizzata. Altra criticità è data dalla popolazione siriana bloccata al confine tra Giordania e Siria: 44mila persone che non hanno accesso né all’acqua, né al cibo, a cui si cerca di garantire assistenza attraverso Caritas Giordania ed una rete di associazioni.

Grazie al piano OIM, presentato da Enrico Ponziani (Capo missione OIM in Giordania) nel 2016 sono state reinserite dalla Giordania in altri paesi circa 20mila persone, di cui 10mila in Canada e le restanti tra USA e Australia; l’informazione pre-partenza e l’inserimento nel contesto che accoglie sono elementi fondamentali per la buona riuscita dell’azione di reinsediamento; l’auspicio è che la Giordania continui ad appoggiare il programma intrapreso finora, anche in vista dell’impossibilità di un rientro in Siria a breve termine dei rifugiati ospitati nei campi.

In questo contesto si inserisce l’azione di Caritas Giordania descritta dal direttore Wael Suliman: una ventina di centri, 400 operatori, 3000 volontari cristiani e musulmani; 166mila persone registrate nei database Caritas dal 2011 al 2017; il 50% dei rifugiati manifesta problemi mentali dovuti ai traumi vissuti. Il settore di intervento principale è quello sanitario con circa 45mila persone assistite; 32mila assistiti nell’emergenza umanitaria, 3400 per la formazione e lavoro.

 

 

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