Ricominciano le audizioni dei richiedenti asilo residenti in Sardegna

Lampedusa 07

Il Ministero dell’interno rende noto che la Commissione territoriale (di Roma) per il riconoscimento della protezione internazionale ricomincerà a Cagliari, a partire dall’ultima settimana di giugno (2012), le audizioni dei richiedenti asilo giunti da Lampedusa. Si tratta di circa 350 migranti che, in attesa di tale colloquio, risiedono da oltre un anno in Sardegna.

La Commissione territoriale di Roma, che è competente a esaminare le richieste di riconoscimento dello status di rifugiato di questi migranti, è integrata con presidenti e componenti supplenti individuati nel personale della Prefettura e della Questura di Cagliari, come disposto da un Decreto del Ministro dell’Interno del 31 maggio 2012.

Il Viminale precisa che si è favorita la collaborazione tra le amministrazioni del territorio: la Regione Autonoma della Sardegna, che si è resa disponibile per quanto riguarda il trasferimento dei migranti dalle varie località della Sardegna in cui risiedono a Cagliari; la Provincia di Cagliari, che ha messo a disposizione i locali per le audizioni; il Comune di Cagliari, che ha designato tempestivamente propri rappresentanti all’interno della Commissione territoriale.

Un’importante colaborazione è stata ottenuta anche dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), con la designazione di altri suoi rappresentanti in previsione delle audizioni.

 

Clicca qui per consultare la pagina sull’accoglienza dei profughi dalla Libia da parte delle Caritas sarde.


Corpus Domini 2012: l’omelia di Benedetto XVI in occasione della celebrazione eucaristica

L’omelia del Santo Padre Benedetto XVI
in occasione della celebrazione della Santa Messa
nella solennità del Corpus Domini


Benedetto XVI_Corpus Domini

 

Cari fratelli e sorelle!

Questa sera vorrei meditare con voi su due aspetti, tra loro connessi, del Mistero eucaristico: il culto dell’Eucaristia e la sua sacralità. E’ importante riprenderli in considerazione per preservarli da visioni non complete del Mistero stesso, come quelle che si sono riscontrate nel recente passato.

Anzitutto, una riflessione sul valore del culto eucaristico, in particolare dell’adorazione del Santissimo Sacramento. E’ l’esperienza che anche questa sera noi vivremo dopo la Messa, prima della processione, durante il suo svolgimento e al suo termine. Una interpretazione unilaterale del Concilio Vaticano II aveva penalizzato questa dimensione, restringendo in pratica l’Eucaristia al momento celebrativo. In effetti, è stato molto importante riconoscere la centralità della celebrazione, in cui il Signore convoca il suo popolo, lo raduna intorno alla duplice mensa della Parola e del Pane di vita, lo nutre e lo unisce a Sé nell’offerta del Sacrificio. Questa valorizzazione dell’assemblea liturgica, in cui il Signore opera e realizza il suo mistero di comunione, rimane ovviamente valida, ma essa va ricollocata nel giusto equilibrio. In effetti – come spesso avviene – per sottolineare un aspetto si finisce per sacrificarne un altro. In questo caso, l’accentuazione giusta posta sulla celebrazione dell’Eucaristia è andata a scapito dell’adorazione, come atto di fede e di preghiera rivolto al Signore Gesù, realmente presente nel Sacramento dell’altare. Questo sbilanciamento ha avuto ripercussioni anche sulla vita spirituale dei fedeli. Infatti, concentrando tutto il rapporto con Gesù Eucaristia nel solo momento della Santa Messa, si rischia di svuotare della sua presenza il resto del tempo e dello spazio esistenziali. E così si percepisce meno il senso della presenza costante di Gesù in mezzo a noi e con noi, una presenza concreta, vicina, tra le nostre case, come «Cuore pulsante» della città, del paese, del territorio con le sue varie espressioni e attività. Il Sacramento della Carità di Cristo deve permeare tutta la vita quotidiana.

In realtà, è sbagliato contrapporre la celebrazione e l’adorazione, come se fossero in concorrenza l’una con l’altra. E’ proprio il contrario: il culto del Santissimo Sacramento costituisce come l’«ambiente» spirituale entro il quale la comunità può celebrare bene e in verità l’Eucaristia. Solo se è preceduta, accompagnata e seguita da questo atteggiamento interiore di fede e di adorazione, l’azione liturgica può esprimere il suo pieno significato e valore. L’incontro con Gesù nella Santa Messa si attua veramente e pienamente quando la comunità è in grado di riconoscere che Egli, nel Sacramento, abita la sua casa, ci attende, ci invita alla sua mensa, e poi, dopo che l’assemblea si è sciolta, rimane con noi, con la sua presenza discreta e silenziosa, e ci accompagna con la sua intercessione, continuando a raccogliere i nostri sacrifici spirituali e ad offrirli al Padre.

A questo proposito, mi piace sottolineare l’esperienza che vivremo anche stasera insieme. Nel momento dell’adorazione, noi siamo tutti sullo stesso piano, in ginocchio davanti al Sacramento dell’Amore. Il sacerdozio comune e quello ministeriale si trovano accomunati nel culto eucaristico. E’ un’esperienza molto bella e significativa, che abbiamo vissuto diverse volte nella Basilica di San Pietro, e anche nelle indimenticabili veglie con i giovani – ricordo ad esempio quelle di Colonia, Londra, Zagabria, Madrid. E’ evidente a tutti che questi momenti di veglia eucaristica preparano la celebrazione della Santa Messa, preparano i cuori all’incontro, così che questo risulta anche più fruttuoso. Stare tutti in silenzio prolungato davanti al Signore presente nel suo Sacramento, è una delle esperienze più autentiche del nostro essere Chiesa, che si accompagna in modo complementare con quella di celebrare l’Eucaristia, ascoltando la Parola di Dio, cantando, accostandosi insieme alla mensa del Pane di vita. Comunione e contemplazione non si possono separare, vanno insieme. Per comunicare veramente con un’altra persona devo conoscerla, saper stare in silenzio vicino a lei, ascoltarla, guardarla con amore. Il vero amore e la vera amicizia vivono sempre di questa reciprocità di sguardi, di silenzi intensi, eloquenti, pieni di rispetto e di venerazione, così che l’incontro sia vissuto profondamente, in modo personale e non superficiale. E purtroppo, se manca questa dimensione, anche la stessa comunione sacramentale può diventare, da parte nostra, un gesto superficiale. Invece, nella vera comunione, preparata dal colloquio della preghiera e della vita, noi possiamo dire al Signore parole di confidenza, come quelle risuonate poco fa nel Salmo responsoriale: «Io sono tuo servo, figlio della tua schiava: / tu hai spezzato le mie catene. / A te offrirò un sacrificio di ringraziamento / e invocherò il nome del Signore» (Sal 115,16-17).

Ora vorrei passare brevemente al secondo aspetto: la sacralità dell’Eucaristia. Anche qui abbiamo risentito nel passato recente di un certo fraintendimento del messaggio autentico della Sacra Scrittura. La novità cristiana riguardo al culto è stata influenzata da una certa mentalità secolaristica degli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. E’ vero, e rimane sempre valido, che il centro del culto ormai non sta più nei riti e nei sacrifici antichi, ma in Cristo stesso, nella sua persona, nella sua vita, nel suo mistero pasquale. E tuttavia da questa novità fondamentale non si deve concludere che il sacro non esista più, ma che esso ha trovato il suo compimento in Gesù Cristo, Amore divino incarnato. La Lettera agli Ebrei, che abbiamo ascoltato questa sera nella seconda Lettura, ci parla proprio della novità del sacerdozio di Cristo, «sommo sacerdote dei beni futuri» (Eb 9,11), ma non dice che il sacerdozio sia finito. Cristo «è mediatore di un’alleanza nuova» (Eb 9,15), stabilita nel suo sangue, che purifica «la nostra coscienza dalle opere di morte» (Eb 9,14). Egli non ha abolito il sacro, ma lo ha portato a compimento, inaugurando un nuovo culto, che è sì pienamente spirituale, ma che tuttavia, finché siamo in cammino nel tempo, si serve ancora di segni e di riti, che verranno meno solo alla fine, nella Gerusalemme celeste, dove non ci sarà più alcun tempio (cfr Ap 21,22). Grazie a Cristo, la sacralità è più vera, più intensa, e, come avviene per i comandamenti, anche più esigente! Non basta l’osservanza rituale, ma si richiede la purificazione del cuore e il coinvolgimento della vita.

Mi piace anche sottolineare che il sacro ha una funzione educativa, e la sua scomparsa inevitabilmente impoverisce la cultura, in particolare la formazione delle nuove generazioni. Se, per esempio, in nome di una fede secolarizzata e non più bisognosa di segni sacri, venisse abolita questa processione cittadina del Corpus Domini, il profilo spirituale di Roma risulterebbe «appiattito», e la nostra coscienza personale e comunitaria ne resterebbe indebolita. Oppure pensiamo a una mamma e a un papà che, in nome di una fede desacralizzata, privassero i loro figli di ogni ritualità religiosa: in realtà finirebbero per lasciare campo libero ai tanti surrogati presenti nella società dei consumi, ad altri riti e altri segni, che più facilmente potrebbero diventare idoli. Dio, nostro Padre, non ha fatto così con l’umanità: ha mandato il suo Figlio nel mondo non per abolire, ma per dare il compimento anche al sacro. Al culmine di questa missione, nell’Ultima Cena, Gesù istituì il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue, il Memoriale del suo Sacrificio pasquale. Così facendo Egli pose se stesso al posto dei sacrifici antichi, ma lo fece all’interno di un rito, che comandò agli Apostoli di perpetuare, quale segno supremo del vero Sacro, che è Lui stesso. Con questa fede, cari fratelli e sorelle, noi celebriamo oggi e ogni giorno il Mistero eucaristico e lo adoriamo quale centro della nostra vita e cuore del mondo. Amen

Terremoto Nord Italia. Comunicato della CEI in occasione della colletta nazionale

Domenica 12 giugno 2012 (“Corpus Domuini”) in tutte le Chiese
Colletta nazionale Terremoto Nord Italia

I Vescovi italiani partecipano alle sofferenze delle popolazioni dell’Emilia Romagna, provate dal terremoto.
La Presidenza della CEI, dopo il primo stanziamento di un milione di euro, ha destinato all’emergenza altri due milioni, prelevandoli dai fondi per l’otto per mille e ha indetto una colletta nazionale da tenersi in tutte le chiese domenica 10 giugno, solennità del Corpus Domini. Il ricavato dovrà essere consegnato tempestivamente alle rispettive Caritas diocesane, che provvederanno a inoltrarlo a Caritas Italiana, già operativa nelle zone colpite con un proprio Centro di coordinamento.

immagine jpeg poster terremoto 2012
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Si ricorda in proposito l’indicazione in materia amministrativa della CEI, la cui “istruzione” al n.32 stabilisce che “le offerte raccolte in occasione delle collette indette dalla CEI o dalla Caritas Italiana per fare fronte ad eventi calamitosi devono essere inviate integralmente all’ente collettore”, al fine di rendere possibile una progettazione degli interventi commisurata alle risorse complessivamente disponibili, unitaria e, di conseguenza, equa, evitando interventi diretti e non coordinati che potrebbero creare disuguaglianze e disparità di trattamento nei confronti della popolazione appartenente a comunità parrocchiali diverse.

Nasce ufficialmente la CRESCIS

Il 26 marzo 2012 è stata formalmente registrata presso l’Agenzia delle Entrate la CRESCIS.

Nell’ottobre del 2007 è stata approvata la legge istitutiva del Servizio Civile Regionale (cfr. Bollettino Ufficiale della Regione Autonoma della Sardegna, n. 34, anno LIX, Parte I, Leggi e decreti). Tale legge è entrata in vigore il 1° gennaio 2008 senza essere mai stata finanziata.

Anche al fine di rendere al più presto operativo tale strumento la Delegazione regionale della Caritas, insieme ad altri soggetti interessati al tema, ha promosso la costituzione di una Conferenza Regionale degli Enti di Servizio Civile in Sardegna (CRESCIS).

La CRESCIS si era costituita informalmente nel novembre 2011. Oltre alla Caritas sono soci fondatori: Acli Sardegna, Anpas Sardegna, Anspi Sardegna, Arci Servizio Civile Sardegna, Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII Sardegna, Centro di Servizio per il Volontariato Sardegna Solidale e Osvic (Organismo sardo di volontariato internazionale cristiano).

La Conferenza è aperta a nuovi Enti che vi vorranno aderire. Per informazioni: serviziocivile@caritassardegna.it

Testo del COMUNICATO STAMPA del 15/12/2011

Pubblicato il IV Rapporto INPS-DSI Caritas/Migrantes sui lavoratori di origine immigrata

 

 IV Rapporto sui lavoratori di origine immigrata negli archivi INPS

 

   

 COMUNICATO STAMPA

IV Rapporto INPS

È stato presentato il 9 giugno, a Roma, il IV Rapporto sui lavoratori di origine immigrata negli archivi INPS, curato dai redattori del Centro Studi e Ricerche Idos-Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes, in collaborazione con l’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale.

Il Rapporto analizza la situazione dei lavorato riimmigrati di origine non o neo comunitaria sulla base dei dati degli archivi previdenziali gestiti dall’INPS, che, articolati per categorie, per territorio e altre variabili, consentono di inquadrare in modo organico la loro partecipazione al sistema occupazionale italiano e la loro copertura previdenziale. L’anno di riferimento è il 2007, ovvero il periodo immediatamente precedente l’emergere della crisi economica e occupazionale: un termine di paragone significativo per valutarne l’impatto. Del Rapporto è anche disponibile una

scheda di sintesi.