Aspettando il nuovo rapporto delle Caritas diocesane rileggiamo insieme le storie raccolte nel 2024
Francesca (nome di fantasia) è una donna di trent’anni, diventata mamma per la prima volta circa quattro mesi fa. Originaria del sud Sardegna, nel 2022 si è trasferita in diocesi con il marito poiché lui aveva trovato un nuovo lavoro con contratto a tempo determinato e lei aveva ripreso da poco gli studi universitari. Quando si sono rivolti al Centro d’ascolto diocesano erano una giovane coppia con tanta voglia di riscattarsi ma che necessitava di orientamento e sostegno, in un territorio nuovo e privi di una rete familiare e amicale.
In questi due anni tante cose sono cambiate e tanti passi in avanti sono stati fatti: il marito ha ottenuto un lavoro stabile, sono riusciti ad acquistare una casa in un piccolo
paesino dell’oristanese e, soprattutto, sono diventati genitori di Maria (nome di fantasia).
Pochi mesi prima della nascita della bambina, la Caritas ha proposto loro l’inserimento nell’Emporio della Solidarietà, servizio presente in diocesi da circa nove anni, dedicato
alle famiglie con minori. Francesca racconta che questi mesi sono stati sicuramente gioiosi ma anche difficili: adattarsi al cambiamento, abitare in una casa che necessita ancora di tanti lavori e che non è certo “il nido perfetto” per la propria bambina, occuparsi di lei senza il sostegno di amici o parenti vicini.
«L’aiuto materiale e il supporto, anche da parte vostra, non sono mancati. (…) da voi abbiamo trovato tanti prodotti per la bambina che sono ovviamente molto cari, perché è veramente tutto molto caro e quindi questo ci aiuta, guardando il bicchiere mezzo pieno. Però, a livello psicologico, la carenza di risorse sicuramente influisce
sulla quotidianità e quindi noi, che siamo i grandi, dobbiamo fare delle rinunce».
L’Emporio è un servizio che offre spesa, materiale scolastico e prodotti per l’infanzia ma che, negli anni, ha cercato anche di sensibilizzare le famiglie su temi importanti quali la genitorialità, la corretta alimentazione e l’importanza dello studio e della lettura. Per esempio, è stato allestito un piccolo angolo dedicato a giochi e libri oppure, su richiesta, viene offerto supporto scolastico. L’attività dell’Emporio della Solidarietà è strettamente legata a quelle del Centro di ascolto e della Parafarmacia solidale, tutti servizi presenti ormai da diversi anni ma che, con il tempo, si è cercato di migliorare e potenziare, anche ascoltando i suggerimenti degli stessi beneficiari. La Parafarmacia solidale negli ultimi mesi si è arricchita di un’altra importante figura di riferimento: accanto ai medici di base e alle farmaciste, opera infatti una pediatra che, oltre ai farmaci, dispensa consigli e fornisce orientamento
ai servizi. Il primo semestre del 2024 è stato dedicato anche alla riorganizzazione e all’allestimento di nuovi spazi destinati all’accoglienza e all’ascolto, che fossero più confortevoli e
riservati.
In particolare, sono state allestite due nuove sale per l’ascolto e una sala per l’accoglienza; quest’ultima pensata per permettere alle persone di attendere il proprio turno non più negli spazi esterni ma all’interno, con maggiore tutela anche della privacy. Don Marco, che insieme a don Francesco, presta servizio presso il CdA diocesano, afferma: «Ho notato fin da subito quanto un ambiente accogliente favorisca l’instaurarsi di un dialogo più familiare, in cui la persona si apre e si racconta con più facilità. Questi mesi in Caritas mi hanno aiutato a toccare con mano la povertà, non solo materiale ma anche di relazioni, que la legata proprio al bisogno di essere
ascoltati». Il cambiamento è stato percepito fin da subito anche da Federica, operatrice del CdA diocesano: «Uno dei primi giorni in cui abbiamo iniziato a ricevere le persone nelle nuove sale è entrata una mamma con il figlio di quasi tre anni. Mi è venuto da sorridere quando il bambino si è accomodato in poltrona, con la merenda in una mano e un libro preso dallo scaffale nell’altra, come se fosse a casa sua. Negli anni, ho incontrato tante famiglie con bambini piccoli ma devo dire che questa scena, nella sua semplicità, mi ha colpito molto e ha confermato ciò che già pensavo: l’ambiente in cui ci troviamo influisce profondamente sulle nostre emozioni e sul modo di relazionarci con gli altri».
Ma tutti questi servizi, seppur importanti, sono solo degli strumenti. Ciò che conta di più è sperare, insieme alle persone, in una possibilità di riscatto. «Ciò che serve per le famiglie, in generale, è la formazione. Secondo me dovrebbe esserci più conoscenza, più scienza al servizio delle famiglie perché, comunque, la povertà cognitiva ci mette nelle condizioni di cadere in errori finanziari e anche di altro tipo – afferma Francesca – .
Lo Stato, ma anche le associazioni, dovrebbero puntare più su questo, più sulla formazione, sulle conoscenze e sulle competenze, perché è inutile che io abbia i soldi in
mano se poi non ho competenza. E quei soldi riesco a usarli per quel limitato periodo e poi, dopo questo, sono punto e a capo. E diventa un circolo vizioso. (…) Ecco, se ci fosse invece più conoscenza, più competenza, soprattutto per i genitori, sarebbe meglio perché potremmo aiutare i nostri bambini ad avere un futuro migliore».
Il progetto di Francesca e del marito è infatti quello di inserire la bambina all’asilo sia perché convinti che possa essere un valido stimolo per la sua crescita sia perché allo stesso tempo, permetterebbe a lei di avere qualche ora libera da dedicare allo studio e laurearsi entro il prossimo anno.
«In alcune giornate può prevalere il timore però, diciamo, prevale la speranza. Insomma, la speranza di riscattarci. Sia io che mio marito non arriviamo da due famiglie benestanti, abbiamo entrambi un background socioeconomico basso, per cui è ovvio che per noi è più difficile, è normale. Abbiamo avuto un periodo di dispersione scolastica, stiamo cercando di riscattarci e quello che vediamo adesso magari può essere una
difficoltà però, insomma, speriamo… stiamo cercando di sviluppare delle competenze che magari ci permetteranno di riscattarci».
Queste sono le speranze di Francesca ma anche le nostre, per loro e per tutte le famiglie in difficoltà che scelgono la Caritas come compagna di viaggio.
a cura della Caritas diocesana Arborense

