NEWS IN PRIMO PIANO/Archivio

Caritas diocesana di Cagliari: un futuro luminoso per Esther

Aspettando il nuovo rapporto delle Caritas diocesane rileggiamo insieme le storie raccolte nel 2024

Accanto alle famiglie e ai bambini. Tra le storie di chi grazie alla Caritas ha ritrovato la fiducia, c’è quella di Esther (nome di fantasia), e dei suoi due figli nati in Sardegna, la più piccola di due anni e mezzo, il maggiore di sette.
Arrivata nell’Isola nel 2016 dalla Nigeria, attraversando il Mediterraneo dalla Libia, viene accolta prima a Iglesias, poi a Cagliari, dove nel 2018 si rivolge per la prima volta al Centro d’ascolto per stranieri Kepos, per essere aiutata nel rinnovo del permesso di soggiorno. Da allora, la Caritas è per lei un punto di riferimento, una famiglia, nonostante le difficoltà. «La vita di una madre sola che non ha lavoro è difficile – racconta -. In Nigeria avevo frequentato la scuola primaria ma non l’ho terminata perché ho iniziato a lavorare nell’agricoltura. Una volta arrivata qui ho capito l’importanza di leggere e scrivere. In passato ho lavorato nel settore delle pulizie, ho acquisito competenze come cameriera. Attualmente sto andando a scuola di italiano, per essere facilitata nella ricerca di un lavoro. Già in passato avevo iniziato a studiare la lingua italiana, ma poi, rimasta incinta, avevo interrotto. Ho riniziato lo scorso novembre. Sto cercando un lavoro part-time, che mi consenta di stare con i miei figli».

La Caritas «mi sta aiutando per le questioni burocratiche, per il rinnovo dei passaporti; inoltre ho chiesto aiuto alla Caritas per cercare lavoro, anche se è difficile… Essa per me è un punto di riferimento importante, anche se capisco che non può aiutarmi in tutto. Qui mi sento accolta, in famiglia, ho trovato persone che mi ascoltano, che mi danno i giusti consigli per andare avanti». Esther e i suoi due bambini stanno vivendo in una casa a Pirri: «ci è stata data dal Comune, tramite i Servizi sociali, perché non sarei in grado di pagare un affitto. Avere una casa significa avere un luogo dove i miei figli sono al sicuro, dove possono riposare: lì sono felici e se sono felici loro lo sono anche io. Per le spese relative ai viveri e ai biglietti dell’autobus provvedo io, con l’aiuto di un’amica, qualche volta del padre dei miei figli. Lui ha problemi giudiziari, li vede sporadicamente, non li può supportare in modo sistematico». Esther, nonostante tutto, ha una grande fiducia nel futuro: «Lo vedo luminoso, per grazia di Dio. Quello che desidero è lo studio e un lavoro per miei figli, un bel futuro per loro. La mia unica grande preoccupazione è per mio figlio maggiore: gli è stato diagnosticato un problema di apprendimento, non riesco a dormire a causa di ciò, vorrei. L’ingresso del Centro d’ascolto per stranieri Kepos un aiuto per poter affrontare questo suo disturbo».

Quella di Esther è una delle tante storie di donne e famiglie, italiane e straniere, con figli piccoli, aiutate dalla Caritas diocesana attraverso i diversi servizi, tra cui, oltre al Centro Kepos, il Centro d’ascolto diocesano, il Centro diocesano di assistenza, l’Ambulatorio medico polispecialistico, le tante progettualità a favore de le famiglie fragili. Tra le azioni portate avanti, l’ascolto, l’orientamento ai servizi del territorio, l’azione pedagogica per cercare di favorire il superamento di situazioni di povertà, spesso intergenerazionale, e per intraprendere percorsi di autonomia, il supporto per far fronte alle pratiche burocratiche, l’aiuto nella ricerca di un lavoro.
Il Centro Kepos supporta nei problemi legali e burocratici, nell’ottenimento e nel rinnovo del permesso di soggiorno e degli altri documenti, nell’iscrizione al Servizio sanitario nazionale, nel pagamento di affitti e bollette. Inoltre, nell’orientamento a tutti gli altri servizi Caritas, e poi attraverso interventi specifici, come quello per pagare la rata della mensa scolastica e i libri. Si lavora in sinergia con le istituzioni e le realtà locali, per es. nel caso di violenza si indirizza ai centri anti-violenza del Comune. Le famiglie che si rivolgono al Centro d’ascolto diocesano sono spesso composte da genitori con figli piccoli, provenienti da nuclei familiari che a loro volta avevano bisogno di aiuto. Hanno una bassa scolarizzazione, lavoro precario, chiedono soprattutto aiuto economico per far fronte alle spese quotidiane come bollette, affitti. Come spiegano gli operatori e i volontari del Centro, l’“assegno unico” è un sostegno importante, anche se in alcuni casi insufficiente. Attraverso l’ascolto si cerca anche di educare al senso del lavoro, dell’autonomia, alla consapevolezza dei diritti, e di fare in modo che loro stesse si attivino per migliorare la propria condizione di vita. Talvolta si aiutano nella compilazione del curriculum attraverso cui poter prendere coscienza delle proprie potenzialità e capacità.
Anche in questo caso, si lavora in rete con le parrocchie e le altre realtà diocesane.

Maria Chiara Cugusi