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Caritas diocesana Ales-Terralba, convegno “Comunicare la speranza. Dare un futuro a tutti i bambini”

Nel Centro pastorale diocesano, a San Gavino, si è svolto il convegno sul tema “Comunicare la speranza. Dare un futuro a tutti i bambini”. L’evento è stato promosso dalla Fondazione Santa Mariaquas con Il Nuovo Cammino, l’Ufficio per le Comunicazioni Sociali, l’Ufficio Informatico diocesano, la Caritas diocesana di Ales-Terralba, l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro, l’Ufficio per le Comunicazioni sociali, l’Istituto di Scienze Religiose Mons. “G.M.Pilo”, Ucsi Sardegna, Fisc Sardegna, Assostampa sarda. In una serata segnata anche dalla preoccupazione per l’escalation di violenza, non solo nella striscia di Gaza ma in tante altre terre distrutte dall’odio tra i popoli, si sono cercati segnali di speranza. Un incontro con voci d’eccezione di comunicatori come Andrea Iacomini, Portavoce UNICEF Italia, e Francesca Ghirardelli, giornalista di Avvenire, che spendono la loro vita per comunicare il bene con professionalità, passione e amore, proprio dai luoghi in cui la libertà viene negata.

I due relatori hanno portato i loro preziosi contributi sul tema della speranza. Iacomini ha raccontato l’impegno dell’Unicef a fianco dei bambini in tutto il mondo, ma ha anche denunciato alcune emergenze sociali che devono scuoterci e interrogarci. Nei paesi dove sono in corso conflitti bellici sono sempre i bambini a pagare il prezzo più alto, con la vita, con la fame, la sete, la solitudine, la paura sotto le bombe. Nonostante tutto, proprio dai più piccoli ci arriva una grande lezione di coraggio. Sono i bambini a non smettere di sognare e a ricordare ai grandi che hanno diritto a un’infanzia serena, con la possibilità di andare a scuola, di dormire, di mangiare. Nel racconto toccante di Andrea Iacomini, immaginiamo quei bambini e sentiamo forte la chiamata a impegnarci anche concretamente per aiutarli. Nel ricordarci la terribile situazione a Gaza, Andrea ci chiede di non dimenticare anche i bambini di tutti i luoghi di sofferenza.

E noi cosa possiamo fare? Ce lo siamo chiesti durante la serata. Evitare il sentimento peggiore che possa esistere: l’apatia. Dobbiamo evitare di abituarci alle morti, di restare “anestetizzati” quando sentiamo parlare di stragi, di vite spezzate, soprattutto quando si tratta di bambini. Dobbiamo restare umani e favorire una comunicazione che dà speranza e ci aiuta a non arrenderci, a non accettare un mondo in guerra. Non possiamo fare molto per fermare l’odio nel mondo, ma possiamo incontrarci per sentirci più vicini e per restare umani, impegnandoci a non restare in silenzio. Ai giornalisti il compito di contribuire a diffondere messaggi di speranza anche dove sembra impossibile.

Come raccontare storie di riscatto, resistenza e speranza in luoghi tormentati da conflitti (in particolare striscia di Gaza, Afghanistan e Siria) o lungo le rotte migratorie più o meno vicine (quella Balcanica, innanzitutto)? Lo abbiamo chiesto a Francesca Ghirardelli, che da oltre 20 anni dà voce a chi vive nel dramma ma continua a sognare. Ci ha portato testimonianze di chi vive a Gaza, in Afghanistan, Ucraina, lungo le rotte migratorie e, seppur in contesti difficilissimi, continua a operare per il bene della famiglia, dei concittadini e di chi incontra sulla sua strada. Bisogna mettersi in ascolto dell’altro. Francesca ci ha ricordato che comunicare è sempre fonte di speranza. Avvicina le persone e aiuta a comprendere il loro vissuto. Ci aiuta a prendere coscienza delle situazioni, a non arrendersi e a essere attori di un vero cambiamento.

Il vescovo Roberto il quale ci ricorda che l’unico modo per alimentare la speranza è quello di cogliere la qualità della relazione fra le persone. C’è ancora futuro dove ci sono relazioni di ascolto. È tempo di reagire, dunque, di impegnarci concretamente contro le ingiustizie e di chiedere a gran voce la pace, con la preghiera e con piccoli gesti concreti quotidiani, cominciando proprio con il coltivare relazioni sane. Se non facciamo questo, il rischio è di farci scivolare addosso le grida di aiuto. “Davvero ci stiamo abituando a sentir parlare di morte senza sentirci scossi? – chiede Stefania Pusceddu, la direttrice del Nuovo Cammino, che ha condotto la serata.- Non possiamo prendere noi decisioni al posto degli Stati, la nostra voce è debole ma diventa più forte se unita a quella di tanti altri – afferma.- Il mondo si può cambiare un passo alla volta, una parola alla volta. Il compito dei giornalisti può essere determinante nel raccontare le ingiustizie ma anche la resilienza, il coraggio, la forza e la voglia di vivere degli ultimi, dei fragili, delle vittime di tutte le guerre. Per fare del giornalismo un segno di speranza”.

In questa serata ci siamo informati, formati, e anche con un velo di commozione abbiamo ricordato le vittime delle guerre, in particolare i giornalisti che hanno sacrificato la loro vita per inseguire la loro passione e il dovere di una corretta informazione per documentare fatti e ingiustizie. Abbiamo pregato e riflettuto assieme guidati dal nostro vescovo Mons. Roberto Carboni, abbiamo ascoltato l’esperienza di cammino sinodale dei giornali diocesani raccontata da Roberto Comparetti. Alla fine, abbiamo condiviso i saluti e un momento di convivialità che ci ha fatto sentire più uniti

(foto Cristina Uras)