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Alghero- Bosa, incontri di formazione per volontari

Formare per servire: il cammino del volontario secondo il metodo Caritas

Dalla sua nascita la Caritas rappresenta il volto concreto della carità cristiana: un servizio umile, silenzioso e generoso, che cresce nella Parola di Dio e si trasforma in gesto di amore verso il prossimo. Il recente percorso formativo dei volontari della Caritas Diocesana di Alghero – Bosa ha messo in luce la ricchezza spirituale e umana di tanti uomini e donne che ogni giorno si dedicano a chi è nel bisogno.

Il percorso formativo, articolato in tre incontri, ha rappresentato un’occasione preziosa di crescita non solo operativa, ma anche spirituale. Ogni incontro si è aperto con la riflessione di un brano biblico, sottolineando così che il servizio Caritas non è semplice assistenzialismo, ma cardine dei valori cristiani.

Ogni incontro ha affrontato un tema centrala: dall’identità della Caritas alla metodologia dell’ascolto, dalla riflessione sul volontariato come stile di vita all’approfondimento normativo e operativo sull’osservatorio delle povertà. L’obiettivo è stato chiaro: formare non solo volontari operosi e consapevoli del loro servizio, ma cuori capaci di ascoltare, discernere e accompagnare.

I dati raccolti attraverso i questionari ci restituiscono l’immagine di volontari fortemente motivati. La maggior parte dei volontari sono donne, pensionati e casalinghe, con un’età media tra i 67 e i 72 anni e più di dieci anni di esperienza nel servizio. Persone che mettono a disposizione il loro tempo e le proprie capacità con discrezione e fede, testimoniando che la carità non ha età.

Molti hanno conosciuto la Caritas tramite la parrocchia o attraverso amici già impegnati: segno che il bene è contagioso e che le nostre comunità, pur tra tante fatiche, sono ancora capaci di generare solidarietà. Colpisce però il dato che solo pochi volontari abbiano indicato la fede come motivazione principale e esplicita del loro impegno, quanto più la semplice motivazione morale di aiutare il prossimo. Una sfida educativa e pastorale che interroga la nostra Chiesa.

Accanto ai punti di forza, non sono mancate criticità. I volontari hanno segnalato problemi nelle strutture, scarsità di volontari, disorganizzazione e soprattutto una carenza nell’ascolto autentico. Il servizio rischia a volte di diventare meccanico, privo di quella profondità che nasce dall’incontro personale e dalla comprensione.

Emerge dunque una richiesta chiara: una formazione continua che vada oltre i tecnicismi e che renda i volontari capaci di leggere i bisogni, progettare interventi, costruire relazioni significative. Fondamentale in questo senso è il ruolo dei parroci, ad oggi molto spesso distanti da questa realtà, chiamati a non delegare ma a collaborare attivamente. La carità, non deve essere un’attività opzionale, ma il cuore della vita cristiana.

Infine, è forte l’appello a coinvolgere i giovani. La Caritas non può essere solo luogo di “anziani volenterosi”, ma terreno fertile per l’incontro tra generazioni. I giovani, se ben accompagnati, possono scoprire nella carità un’esperienza viva di fede e di umanità. Occorre allora saper parlare il loro linguaggio, valorizzarli e dar loro fiducia.

Il percorso formativo si è rivelato un momento prezioso di verifica, riflessione e rilancio. In un tempo segnato da solitudini e nuovi tipi di povertà, il compito della Chiesa attraverso la Caritas rimane sempre  quello di custodire e rinnovare il messaggio di Cristo attraverso la pedagogia dei fatti: non una semplice organizzazione, ma una comunità che ascolta, accompagna e si fa prossima per riscoprire negli ultimi una storia sacra.

Roberto Fiori

tratto dal quindicinale Dialogo