Ozieri, giovani e migranti arrivati da tutta l’Isola per la XXXI Marcia della pace

Tanti colori, striscioni e bandiere e un fiume di persone hanno reso indimenticabile la XXXI Marcia della Pace ospitata ad Ozieri. Nel pomeriggio del 16 dicembre scorso un corteo con oltre 2mila partecipanti arrivati da tutta l’Isola ha attraversato il paese. Presenti un centinaio di associazioni di volontariato, circa 500 migranti, studenti, rappresentanti delle istituzioni ecclesiali e civili – compresi i sindaci del territorio e i  vescovi, accolti da mons. Corrado Melis e guidati da mons. Giovanni Paolo Zedda, Vescovo delegato dalla Conferenza episcopale sarda per il servizio della Carità.

Hanno  dato forma, tutti insieme,  a quella «raccolta di volti, di nomi, di persone in cerca di pace» auspicata da mons. Arrigo Miglio rendendo così ricca di significati  una marcia che da ormai 30 anni diffonde i valori di giustizia, di inclusione, di solidarietà. Ozieri si è vestita con il suo abito migliore: «Siamo felici di ospitare la Marcia nella diocesi più piccola dell’Isola, che mostra i segni di integrazione e ospitalità» ha detto il vescovo di Ozieri Mons. Corrado Melis. «Un territorio che cerca di unirsi in sinergia con le istituzioni, in prima linea da alcuni anni nell’accoglienza dei migranti». 

L’evento, nato da un’idea di don Angelo Pittau – che non ne ha mai perso una edizione – è promosso dalla Diocesi di Ales-Terralba: «Da oltre trent’anni portiamo avanti questo grido di pace cercando di coinvolgere tutta l’Isola con la Marcia della pace di fine anno, unendo i nostri cuori al cuore dell’umanità che desidera pace e alla preghiera dei credenti nella Giornata della pace del primo gennaio», afferma il promotore.  A loro, si è unita la Delegazione regionale Caritas, rappresentata dal delegato don Marco Lai, che ha sottolineato come «L’ampio respiro regionale della Marcia ci permette di parlare di pace, mobilitando l’intera comunità nella creazione di una società più giusta e inclusiva, che metta al centro il bene comune»; e in particolare si è unita la diocesi di Ozieri rendendo così forte la macchina organizzativa. 

Quest’anno, è stato il messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante a suggerire i «quattro verbi attraverso i quali decliniamo oggi la parola pace», ha affermato il sindaco di Ozieri Marco Murgia. I quattro verbi Accogliere, Proteggere, Promuovere e Integrare sono stati il filo conduttore della Marcia, ma anche le azioni  che la cittadina del Logudoro ha mostrato negli anni di saper tradurre in concreto aprendosi senza paura all’ospitalità e all’inclusione, soprattutto grazie all’opera della Caritas diocesana. «Questi verbi riguardano le persone, non analisi astratte» ha commentato mons. Angelo Becciu, sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede, per cui «le migrazioni non sono dati di geopolitica o circostanze di cronaca spesso nera a cui rassegnarci». Sulla necessità del controllo sulla pace si è anche soffermato Andrea Riccardi, altro ospite-testimone dell’evento, fondatore della Comunità di Sant’Egidio confermando che «la pace è una responsabilità che riguarda tutti noi, una cosa troppo seria per lasciarla ai diplomatici o ai militari: anche sui piccoli scenari è importante vigilare, pregare e lottare contro la violenza quotidiana dell’esclusione e della miseria». Un applauso a «coloro che vengono da tanto lontano, nuovi sardi e nuovi europei» ha segnato il traguardo della Marcia in piazza Garibaldi, con la sfida lanciata da Marco Impagliazzo, presidente della Comunità Sant’ Egidio «ad imparare a vivere e camminare insieme, per costruire insieme il mondo di domani».

Un monito che i giovani protagonisti hanno accolto fin dai laboratori del mattino.  1600 studenti di 40 Istituti dell’Isola hanno preso parte all’iniziativa “Una scuola che accoglie: cambia musica, scegli di essere un volontario”, promossa dal CSV Sardegna Solidale, in collaborazione con le scuole. Giampiero Farru, presidente del CSV Sardegna Solidale, ha moderato testimonianze di migranti, studenti e volontari impegnati in progetti sociali, alternate da musiche, balli e canti: «I ragazzi stanno seminando quello che altri sicuramente raccoglieranno – ha concluso Farru-, ma ciò costituisce la premessa per dire che costruire relazioni è possibile».

Hanno chiuso la Marcia le parole toccanti del suo ideatore don Angelo Pittau.  «Non c’è colore e razza, ma c’è l’uomo. La pace è inclusiva e supera ogni frontiera e opinione. La pace è la gioia di sorridere l’uno con l’altro. La Marcia ha due parole: immigrati e rifugiati e si muove sull’onda del cuore del Papa. Dobbiamo saper accogliere per creare un futuro di pace».

Tutte le foto della Marcia sono disponibili sulla pagina facebook della Delegazione regionale https://www.facebook.com/caritassardegna/

 

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