Conclusa la XXXII Marcia della Pace “la buona politica per la Sardegna: solidarietà, lavoro, bene comune”

Oltre duemila partecipanti alla 32esima Marcia della Pace a Villacidro: migranti, bambini, genitori, giovani, anziani, mondo laico ed ecclesiale, associazioni di volontariato, sportive, quelle impegnate accanto alle persone con disabilità, precari che portano avanti la loro battaglia per il lavoro, sindacati, rappresentanti della politica locale e regionale, arrivati dai comuni limitrofi e da tutta la Sardegna.

Una giornata intensa, iniziata dalla mattina, con l’iniziativa Bambini anche noi per la pace, che ha visto la presenza di un centinaio di alunni delle scuole dell’infanzia e primarie, e gli interventi, oltre che di don Angelo Pittau (direttore della Caritas diocesana Ales-Terralba) anche di Antonio Macchis (Istituto comprensivo Antioco Loru), di Rosa Steri (Istituto comprensivo Dessì), di Francesca Aru, coordinatrice scuola di infanzia lascito Mauri; mattinata conclusa con il corteo dei bambini verso il Municipio, dove sono stati accolti dalla sindaca, Marta Cabriolu.
Ad aprire la marcia, nel pomeriggio, la preghiera introduttiva affidata al vescovo di Ales – Terralba padre Roberto Carboni: «la pace va costruita nella storia e nella quotidianità della vita – ha detto – ; il primo passo è la solidarietà». A seguire, la riflessione di don Angelo Pittau, sul tema del lavoro; il direttore della Caritas locale ha sottolineato la scelta simbolica del luogo di apertura della marcia, il quartiere popolare intorno a piazza Italia (dietro la Assl), nella zona bassa del paese, in un’ottica inclusiva, di attenzione ai più deboli ed emarginati.

Un corteo gioioso, animato, colorato. Punto di arrivo, piazza Madonna del Rosario, dove per primo è intervenuto mons. Arrigo Miglio, presidente della Conferenza episcopale sarda (CES) e arcivescovo di Cagliari, che ha invitato a lavorare per “il cantiere della pace”, seguendo l’invito di Gesù ad essere “costruttori di pace”.

Sullo sfondo il messaggio dei vescovi sardi, con l’appello per la riconversione delle “industrie della morte”, e con l’impegno, dettato da un profondo senso di responsabilità, per studiare la possibilità di un lavoro dignitoso per tutti coloro attualmente impegnati in tali attività. Messaggio ben richiamato a Villacidro da mons. Giovanni Paolo Zedda, vescovo delegato della CES per il servizio della carità, che ha anche ricordato come l’impegno per costruire la pace non deve essere delegato alla politica ma deve interessare tutti i cittadini, in ogni ambito della vita. Tra gli interventi, anche quello del delegato regionale Caritas Raffaele Callia che ha sottolineato il valore della “riconciliazione” a iniziare dai propri contesti familiari, per mettere in pratica i segni di pace, con il coraggio di andare avanti e perdonare. L’invito è a costruire legami di solidarietà e pace, come compimento della giustizia.

Al centro degli interventi la necessità di una buona politica, che metta al centro il bene comune, come richiamato da Marta Cabriolu, sindaco di Villacidro e da Giampiero Farru, presidente CSV Sardegna Solidale. Quest’ultimo ha richiamato l’importanza della Marcia, ma anche le criticità che interessano oggi il mondo del volontariato, di fronte a una politica “di potere”, che, spesso, privilegia gli interessi settoriali, anziché perseguire il bene comune. «Criticità – ha detto Farru – di fronte a cui dobbiamo andare avanti ancora più forti, come chiestoci da Papa Francesco durante l’incontro in Vaticano, in occasione dei venti anni della nostra associazione».

Testimone della Marcia, don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e presidente dell’associazione Libera per la lotta alle mafie. Il suo invito è netto: «La buona politica, al servizio della pace inizia a casa nostra, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Dobbiamo reagire, farci sentire, alzare la voce con coscienza e serietà». Non è mancato anche il riferimento al tema immigrazione: «è drammatica questa emorragia di umanità, di memoria: ci siamo dimenticati la nostra storia». «Serve – ha detto – una politica impegnata nella promozione del bene comune: dobbiamo diventare lottatori di speranza, di giustizia sociale. E questo corteo è un segno di speranza». E di speranza ha parlato anche don Pittau, sottolineando che «non ci dobbiamo far rubare la speranza di pace». Il direttore Caritas si è rivolto soprattutto alle nuove generazioni, a quei giovani – presenti numerosi anche alla Marcia – che possono impegnarsi in una nuova politica del bene comune.

Maria Chiara Cugusi, Stefania Pusceddu

Share