Celebrati gli anniversari della fondazione delle Comunità “Alle Sorgenti” e “Betania”

Due anniversari importanti celebrati nel palazzo vescovile di Villacidro, gestito dal Centro Culturale d’Alta Formazione. Trent’anni di attività della comunità Alle Sorgenti (comunità terapeutica che cura le dipendenze) e vent’anni della comunità psichiatrica Betania (per la cura del disagio mentale). Sabato scorso, 29 aprile, davanti ad un folto pubblico, è stato aperto il libro dei ricordi delle comunità gestite dal Centro d’ascolto Madonna del Rosario.

Tutto è cominciato, infatti, quando don Angelo Pittau, parroco a Villacidro, fondò il Centro d’ascolto nel 1983: fu il punto di partenza per la realizzazione di diverse strutture che hanno risposto  in vario modo ai bisogni di servizi della comunità ascoltando ogni grido di aiuto e lavorando in più fasi sul recupero della persona e il reinserimento sociale. Gli esperti del settore, arrivati da diverse province dell’isola, seduti nel banco dei relatori, lo hanno ricordato spendendo belle parole per il lavoro di don Pittau, direttore della Caritas diocesana di Ales-Terralba e dei volontari.

«Betania e Alle Sorgenti sono due splendide testimonianze», sottolinea Angelo Fois, direttore Serd Guspini. «Trent’anni fa, ero reduce da un’esperienza di volontariato internazionale quando don Angelo mi ha fatto conoscere il mondo delle dipendenze. Le comunità terapeutiche erano luoghi di accoglienza e condivisione. Chi aveva toccato il fondo aveva in questo modo un’alternativa al carcere e all’ospedale psichiatrico». E aggiunge: «Alle Sorgenti nasce da una forte ispirazione etica, umanitaria e religiosa, con figure carismatiche e una struttura associativa. L’obiettivo di ogni azione era quello di salvare le persone».  D’accordo la consigliera regionale pd, Rossella Pinna, membro della commissione sanità regionale: «Don Angelo ha teso le mani alle istituzioni. Ha consentito di creare strutture che il pubblico avrebbe creato chissà quando. Una mano tesa importante che deve dare la sveglia alle istituzioni per andare avanti insieme».

Va dritto al sodo don Pittau. «Non avrei fatto nulla se non avessi avuto persone al mio fianco. La comunità è forma vitae: c’è l’aspetto clinico e le esperienze della vita, le regole, le responsabilità, il lavoro. E’ cambiata la società e dobbiamo cambiare anche noi. Le comunità non possono diventare un deposito di ruderi. La comunità cura e difende gli ultimi.  Chiediamo di lavorare assieme alla politica. Bisogna dare amore a questi fratelli».

Guarda prima al passato e poi al futuro anche Giampaolo Pitzalis, direttore Serd Oristano: «Credo che il discorso iniziato con la comunità Betania sia ancora attuale. E’ stata costruita in un’ottica di collaborazione tra pubblico e privato che ancora oggi va promossa. Oggi stiamo assistendo a cambiamenti importanti e occorre puntare su una specificità maggiore delle comunità. Serve un percorso condiviso ed è necessario sedersi ad un tavolo tutti assieme». Sulla stessa linea Massimo Diana: «Siamo di fronte ad una società in evoluzione in cui c’è un cambiamento nel ricorso alle dipendenze», afferma Massimo Diana, direttore Serd Cagliari. «Prima c’era il consumo di una sostanza stupefacente, oggi c’è il poliabuso e spesso si aggiunge una patologia psichiatrica che rende più complesso il percorso di recupero in una comunità». Per questo, in coro, i relatori evidenziano l’importanza di garantire un sistema che preveda «fasi successive di riabilitazione prima del ritorno a casa restituendo dignità, inserimento a lavoro e una vita normale a chi vuole riscattarsi». D’accordo anche il Vescovo mons. Roberto Carboni: «E’ cambiata la società che si rifugia in mondi virtuali, in relazioni che non arricchiscono, in progetti inutili talvolta.  Quello che non è cambiato è che grazie a Dio esistono ancora samaritani, che scendendo da Gerusalemme a Gerico, vedono un malcapitato buttato sulla strada reso mezzo morto dai briganti, si fermano, lo soccorrono, lo portano ad una locanda per curarlo. Sono questi samaritani spesso anonimi che non avranno nomi sui giornali  ma  hanno la nostra gratitudine, il nostro ricordo riconoscente e la promessa del nostro appoggio». E aggiunge: «Essi stessi ci invitano a sostenerli, aiutarli e accompagnarli. Grazie per questi lunghi anni spesi per gli altri».

Stefania Pusceddu

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